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Il convento dei SS. XI apostoli in Cremona

facciata.jpgIl priorato

La nuova famiglia francescana dei Cappuccini venne a Cremona nel 1566, poco dopo aver ricevuto la canonica approvazione della S. Sede. Poco lontano dalla Porta Bresciana (oggi Porta Venezia) esisteva da tempo antico una chiesuola appartenente ai Monaci Benedettini, i quali vi avevano istituito un Priorato chiamato dei Santi XII Apostoli. Qui appunto vennero ad abitare i Padri.

Consacrazione del convento
Ma essendo la chiesetta quasi diroccata i nobili e il popolo di Cremona gareggiarono in offerte. Sorse il Convento e fu riedificata la chiesa che lo stesso Cardinale Vescovo Sfondrati, prima di salire al soglio pontificio, consacrò. Nel 1611 il P. Fra Fedele cappuccino istituì una farmacia per i poveri. Detta farmacia fu chiamata col nome di «Santa Corona Serafica», ed era posta vicino alla chiesa di S. Vincenzo. Tre nobili della città venivano eletti in gennaio perché amministrassero tale istituzione.

La peste
Nel 1630, anno luttuoso anche per Cremona, infieriva terribilmente la peste nelle contrade lombarde. Le cronache della città sono concordi nel tracciarne il quadro raccapricciante e nel dichiarare che i Padri Cappuccini nell'assistenza agli infermi furono degli eroi.

La scampata demolizione
Nel secolo XVII le guerre vennero di nuovo a sconvolgere il territorio cremonese. Le truppe francesi nel 1648 tennero assediata Cremona ben 83 giorni ed il Convento dei SS. Dodici Apostoli, data la sua ubicazione, era, come si esprime uno storico, tra due fuochi! Più tardi, nel 1655, decretata la fondazione di nuove fortificazioni alle mura della città, furono abbattuti i borghi fuori dalle mura da Porta Bresciana ed i Cappuccini furono per un momento trepidanti, ma alla fine il loro convento fu per allora risparmiato.

Abbattuto
Non fu risparmiato però durante la guerra per la successione di Spagna. Nel 1705 per ordine del governatore francese di Milano, il governatore di Cremona concesse tre giorni di tempo ai Cappuccini per sgombrare il Convento, che fu subito dopo abbattuto col pretesto che avrebbe potuto giovare all'armata imperiale guidata da Eugenio di Savoia. A ricordare l'antico asceterio è rimasta la via intitolata al leggendario cappuccino immortalato dal Manzoni: Via Padre Cristoforo Cappuccino, ora Via Mantova.

Il Manzoni s'ispirò
Il Manzoni per questo personaggio si é ispirato ad un certo fra Cristoforo, Giovanni de Picenardi, nobile cremonese, vissuto e morto nel lazzaretto di Milano durante la peste da lui descritta. La città di Cremona, in questi ultimi anni, nell'urbanizzare la zona della vecchia carboniera ha tenuto presente di questa presenza intitolando la via che collega la Via Mantova con la zona della parrocchia di S. Francesco, Via Cappuccini).

La ricostruzione interrotta
In tale occasione la cittadinanza andò a gara per aiutare i poveri frati. Alcuni religiosi passarono ad altri conventi della Provincia, ma sei di loro rimasero in città alloggiati per un anno dal Conte di S. Secondo poi dall'Arcidiacono De Cesaris. In seguito iniziarono a costruirsi una nuova sede e sotto la guida del P. Angelo Felice da Milano con la cooperazione di altri Padri, che nel secolo avevano esercitato l'arte muraria, il 18 ottobre del 1709 fu possibile insediarvi la regolare Comunità. Ma la pace e la tranquillità in questo convento non durò che un secolo perché l'infausta soppressione napoleonica (1810) privò la città dell'opera evangelica anche dei Cappuccini. @ torna su

IL CONVENTO DI S. GIUSEPPE IN CREMONA

fuga.jpgL'offerta di un nobile
In Cremona il Marchese Cavaliere Persichelli l'anno 1841 offrì ai Cappuccini gratuitamente il soppresso convento di S. Luca (già degli Amadeisti e Osservanti). Il Marchese Persichelli provvedeva a quanto occorreva, anche del vitto, ma i poveri frati erano in attesa che il convento fosse definitivamente riconosciuto dalle autorità civili.

Il riconoscimento
Il P. Vincenzo da Milano, che nell'autunno del 1842 era stato mandato a Vienna per ottenere un Decreto dell'Imperatore di poter aprire il convento, ritornò col documento, così che nella primavera del 1843 col concorso delle autorità ecclesiastiche e civili esso fu solennemente aperto. Ricordiamo che questo P. Vincenzo da Milano (Vincenzo Verri da Barni in Vallassina) Definitore Provinciale e noto Predicatore, oltre il detto Decreto fu incaricato di portare da Vienna il cuore di una defunta figlia di Ranieri Viceré del Lombardo Veneto poi solennemente funerato e tumulato nella Cripta di S. Fedele in Milano il 16 marzo 1844.

Trasferimento in via Brescia
Ma ecco la nuova soppressione italica del 1868 minacciare altro esilio. Ma ora il Marchese Stanga, erede del Persichelli, poté far valere le sue ragioni di proprietà presso il demanio. E i Cappuccini restarono. La chiesa di S. Luca però nella sua grandiosità artistica non confaceva all'umiltà ed alla povertà di questi figli del Poverello d'Assisi e nel 1881 la cedettero ai Padri Barnabiti. Col compenso ricevuto dalla cessione i Cappuccini inziarono e compirono in breve tempo la costruzione dell'attuale Convento e chiesa, che ora ammiriamo appena fuori Porta Venezia sulla strada che conduce a Brescia.

cenacolo.jpgDedica all'artigiano di Dio
In omaggio alla devozione promossa dall'allora regnante Pontefice Leone XIII di s.m., la chiesa fu dedicata a S. Giuseppe, rappresentata dalla pala dell'altare maggiore ora conservata sopra la bussola d'entrata. La costruzione è opera di Fra Angelo da Cassano, che nel secolo esercitava la professione di ingegnere.

Convento per la formazione teologica
Il Convento e la chiesa erano pronti ed i cappuccini vi fecero il loro ingresso nel 1881, il 10 ottobre,. Il convento era stato progettato per accogliere i giovani in formazione: già San Luca era adibito alla formazione dei giovani teologi, il nuovo convento sarà adibito alla formazione liceale-filosofica. Caratteristica non solo architettonica, ma anche espressione della mentalità del tempo, é la divisione netta tra frati sacerdoti e frati laici, ed essendo casa di formazione, tra frati professi e frati in formazione. Gli ambienti erano organizzati in modo che le due dimensioni della comunità (frati professi e frati in formazione) fossero indipendenti eccetto i momenti comuni della preghiera e della refezione.

I formatori 'storici'
Il convento di Cremona vedrà come formatori personalità di un certo livello come fr. Maurizio Crotti da Villa di Serio (BG) già ministro provinciale e poi vescovo di San Sepolcro, fr. Benigno da S.Ilario, provinciale e poi ministro generale dell'ordine, p. Romano Cavalloni da Como, poi ministro provinciale, fr. Martirio Bertolini da Romallo, anch'egli sarà poi ministro provinciale e primo vice provinciale nella missione del Maranão in Brasile e fr. Giammaria da Spirano per anni vicepostulatore della provincia.

Iniziative culturali
Il convento come casa di formazione della provincia di Lombardia dei frati minori sarà di stimolo culturale per tutta la realtà cremonese, con diverse iniziative culturali sia per le diverse ricorrenze proprie dei francescani e dei cappuccini che ricorrono negli anni pre bellici come il VII centenario della morte di S.Francesco e il IV centenario della nascita dell'ordine dei cappuccini ricorrenze dell'anno 1926, ricordate da eventi cittadini come la messa prelatizia del 3 luglio e l'Accademia del 7 Ottobre celebrazioni che confluiranno nel volumetto «Gloriose pagine di storia cappuccino-cremonese. Cremona 1929». Da tale attività la cittadinanza deciderà sempre nel 1929 di dedicare una via al frate cappuccino Cristoforo Picenardi ispiratore del fr. Cristoforo manzoniano. Abbiamo in questo periodo la fondazione degli "Amici di san Francesco" (1937) e del "Circolo p. Daniele di Samarate" (1938) associazioni che promuoveranno diverse iniziative culturali.

nativita.jpgTrasferimento della formazione
Questa attività culturale cittadina proseguirà anche nel periodo post bellico fino ai primi anni del 1960 quando la provincia sposterà la formazione da Cremona a Sondrio, con la perdita di una tradizione culturale di decenni.

Padre Isidoro e la guerra
Nel periodo della II guerra mondiale la comunità dei cappuccini si distinguerà attraverso la figura di p. Isidoro Castoldi da Milano soprattutto dopo l'occupazione tedesca della città sia in soccorso dei soldati feriti sia nel soccorso ai soldati che transitavano per la stazione ferroviaria per andare nei campi di prigionia. La presenza dei cappuccini, anche attraverso persecuzioni con l'arresto di alcuni confratelli, divenne sostegno dapprima della resistenza, poi nelle trattative con il presidio tedesco per lasciare la città, presidio che sarà scortato fino a Picenengo da P. Isidoro. Il soccorso prestato ai soldati italiani feriti dapprima fu prestato anche ai soldati tedeschi feriti abbandonati dai commilitoni allo "Zocco". Il convento fu luogo di rifugiati politici sia durante la guerra, sia dopo la guerra, il che significa che da entrambi gli schieramenti si usufruì del convento come luogo di riparo, ma soprattutto si evidenzia l'attività di pace davvero francescana svolta dai frati.

Formazione dopo il noviziato
Dal 1985 i frati lombardi hanno di nuovo scelto il convento di Cremona come luogo di formazione dei frati nei primi anni dopo il noviziato, formazione che dal 1993 vede presenti non solo giovani lombardi ma anche provenienti da altre provincie italiane e da altre nazioni, come Francia, Libano, Siria.

Personalità 'storiche'
Alcune personalità degne di nota vissute nel convento e ricordate dalla città sono il p. Aurelio da Pieve Delmona per diversi anni confessore del vescovo Mons. Cazzani, noto però in città per la sua semplicità e soprattutto per una "liturgia" particolare, ogni anno egli saliva sul Torrazzo e da là benediceva la città di Cremona, a lui molto cara. Figura ricordata é anche il p. Pacifico Cazzani, parente del vescovo, e fr. Albino ricordatissimo nelle campagne cremonesi per la sua presenza di questuante e poi fra Gerolamo che lo sostituì, e fr. Raffaele Perego che per più di 60 anni ha percorso le vie della città come questuante.

Attualmente i frati svolgono in Cremona una intensa opera di evangelizzazione e di promozione umana, amati da tutta la popolazione. @ torna su

ARCHITETTURA ED ARTE

Il convento non presenta delle caratteristiche architettoniche particolari se non legate alla legislazione cappuccina del tempo. Si sviluppa sul retro della Chiesa, costruita con stile romanico, facilmente in previsione dello sviluppo della città i cappuccini vollero il convento lontano dalla strada in modo da favorire il clima di raccoglimento. La costruzione del convento é sviluppata attorno ad un claustro centrale quadrato, dove si svolge la vita della comunità, il quale si collega con l'abside della chiesa, adibita a coro, con due tronconi che formano un secondo claustrino irregolare, e sulla destra (rispetto all'entrata) si sviluppa un terzo claustro incompleto adibito un tempo a rustico, con relative stalle, porcilaie e fienile con legnaia. Attualmente anche questo chiostro é abitato e il rustico é stato trasformato per le esigenze di formazione in Biblioteca del convento.

La costruzione é tipica della zona a mattone a vista e buona parte del convento poggia su sotterranei a volta ora adibiti in parte a cantine, per isolare la parte abitata dalla umidità della terra.

Non mancano nei sotterranei dei soffitti a volta e a crociera, come vi sono nella parte del antico rustico aperture a tutto arco.

Interessante sono i soffitti con l'uso del cotto di cui si può ammirare ancora un originale nel sopra corretto di sinistra adibito a stenditoio.

Artisticamente la chiesa non presenta delle opere di rilievo, interessante é il grande crocefisso in legno che troneggia sopra la mensa eucaristica del XVII sec. Opera di un certo valore é il pavimento in cotto voluto dal Sig. Zucchi dopo la seconda guerra mondiale. Nelle ristrutturazioni avute dopo il Concilio Vaticano II si é perso lo stile ligneo tipico dei conventi cappuccini, sia dell'altare ora in marmo sia degli altaretti con relative balaustre e cancellate lignee. Anche la decorazione originale che presentava decorazioni floreali lungo i pilastri e nelle volte di stile liberty é andata persa con la decorazione che fu sovrapposta nell'anno 1968, alla quale nel 1993 fu sovrapposta l'attuale. Nell'attuale decorazione sono di un certo pregio le immagini simboliche di fr. Damaso Bianchi sopra la croce del presbitero é raffigurata simbolicamente la Trinità, mentre sui pilastri dell'arco trionfale i simboli cristologici del pesce e del pane e vino.

I tre altaretti sono decorati con la statua lignea di S. Antonio da Padova a sinistra dell'entrata, la vergine e sul lato opposto l'altare di s.Francesco, in legno con la statua anch'essa di legno del b.Innocenzo da Berzo.

Nella navata si possono ammirare alcune tele di un certo pregio rappresentanti i quattro evangelisti, attribuiti alla scuola del Genovesino.

Nel convento sono presenti diverse tele d'un certo pregio, la natività attribuita ad Antonio Campi, La fuga in Egitto con il re Davide, attribuita ad Angelo Massarotti, un Ultima cena attribuita a Luca Cattapanne e una bella Crocefissione di autore ignoto del XVII sec.

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