Francesco e Chiara

All'origine della nostra proposta di vita c'è l'esperienza che Francesco e Chiara d'Assisi hanno fatto di Gesù: un modo semplice e lineare di vivere Dio, concretizzato in un quotidiano fatto di giorni e di notti, luce e buio...

Come Regola di vita: il santo Vangelo.
  • La povertà: conquista di libertà che nasce dall'incontro con Cristo povero, passa dall'aiuto concreto all'umanità povera ed esclusa, e trova il suo compimento nell'incarnare la povertà come poveri tra i poveri, come ultimi tra gli ultimi.
  • La fraternità: vincolo di amore che rende figli dell'unico Padre e coinvolge interamente e senza misura nelle relazioni.
  • La Chiesa: madre e guida, incarnazione della Trinità, nella quale essere membra vive con la preghiera e le opere.
  • L'Eucaristia: linfa vitale dell'esistenza attraverso cui essere uno col Tutto.
Francesco e Chiara, fratello minore e sorella povera: questi i nomi che hanno scelto per significare la loro esistenza, eloquente programma di vita; questo l'albero che ha generato tanti germogli e dato alla Chiesa tanti frutti di santità.

Appassionato per te

2012-04-01_shutterstock_74250484Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il Buon Pastore che, per salvare le sue pecore, sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle (FF 155).

Un amore grande quello di Francesco per Gesù crocifisso e un dolore altrettanto grande al ricordo della sua passione e morte sulla croce. Ma, ci dice, questo non deve servire solo per compiangerlo, ma deve diventare stimolo e sorgente d’amore.

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Nuovo sguardo

2012-03-15_shutterstock_65084017Tuum semper videns principium: sempre vedendo il tuo principio (seconda lettera di Chiara d’Assisi ad Agnese di Praga cf. FF 2875).
Per chi ancora non lo sapesse, le clarisse stanno vivendo un anno particolare e la frase che avete appena letto ne accompagna i giorni. Sono parole che Chiara scrive ad Agnese, riprese come indicazione di un inizio. Come segno di un passaggio.

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A sostegno

2012-03-01_shutterstock_84049609Per farsi credere veramente degno di disprezzo e per dare agli altri esempio di una confessione sincera, se per caso commetteva qualche mancanza, non esitava a confessarla pubblicamente e sinceramente mentre predicava a tutto il popolo. Anzi, se gli capitava di pensar male, sia pur minimamente, di qualcuno, o gli sfuggiva qualche parola troppo forte, subito manifestava con tutta umiltà il suo peccato a colui che aveva osato giudicare, chiedendogli perdono (FF 416).

Ai tempi di Francesco, la religiosità era legata ad un estremo rigore e a mortificazioni, che lasciavano poco spazio all’allegria. I monaci, allora, erano uomini austeri, spesso malinconici e tormentati, ben lontani dalla gioiosa spontaneità di Francesco.

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Per custodire


2012-02-15_shutterstock_48813778Dopo che l’altissimo Padre celeste, per sua misericordia e grazia, si degnò di illuminare il mio cuore perché, per l’esempio e l’insegnamento del beatissimo padre nostro Francesco, facessi penitenza… (FF 2831)

Così Chiara racconta, nel suo Testamento, l’inizio del suo cammino di sequela: un fare penitenza sull’esempio di Francesco e per l’illuminazione del cuore che il Padre celeste le ha concesso.

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Consacrato


2012-02-01_shutterstock_60381268Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviatelo cum grande humilitate.

Così dice Francesco alla fine del suo Cantico, dopo aver lodato e ringraziato il Signore per ogni cosa da lui creata. Laudate e benedicete, ringratiate e serviatelo: quattro verbi, quattro azioni che Francesco ci consiglia nella consapevolezza che questa sia la piena realizzazione della sua vita, della nostra vita. Sembra richiamarci a quella consacrazione a Dio, che lui non fece ufficialmente diventando sacerdote, ma che fu comunque radicale e totale, perché lo afferrò nel profondo del suo essere e investì il suo pensiero, la sua azione, la sua vita.

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