Francesco e Chiara

All'origine della nostra proposta di vita c'è l'esperienza che Francesco e Chiara d'Assisi hanno fatto di Gesù: un modo semplice e lineare di vivere Dio, concretizzato in un quotidiano fatto di giorni e di notti, luce e buio...

Come Regola di vita: il santo Vangelo.
  • La povertà: conquista di libertà che nasce dall'incontro con Cristo povero, passa dall'aiuto concreto all'umanità povera ed esclusa, e trova il suo compimento nell'incarnare la povertà come poveri tra i poveri, come ultimi tra gli ultimi.
  • La fraternità: vincolo di amore che rende figli dell'unico Padre e coinvolge interamente e senza misura nelle relazioni.
  • La Chiesa: madre e guida, incarnazione della Trinità, nella quale essere membra vive con la preghiera e le opere.
  • L'Eucaristia: linfa vitale dell'esistenza attraverso cui essere uno col Tutto.
Francesco e Chiara, fratello minore e sorella povera: questi i nomi che hanno scelto per significare la loro esistenza, eloquente programma di vita; questo l'albero che ha generato tanti germogli e dato alla Chiesa tanti frutti di santità.

Che forza!

2012-01-15_dsc_0726Uno dì, sopravvenendo li nemici alla distruzione della città di Assisi, certi saraceni montarono sopra lo muro del monasterio e descesero nel chiostro; unde le preditte sore temevano grandemente. Ma la santissima madre tutte le confortava e desprezzava le forze loro, dicendo: “Non vogliate temere: però che non ce potranno nuocere”. E, detto questo, recurse allo adiutorio della usata orazione. La forza de la quale orazione fu tanta che l’inimici preditti saraceni senza fare alcuna lesione se partirono come fossero cacciati. (cf. FF 2984)

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Santa pace!!!

2012-01-01_shutterstock_69986413Francesco, fin dall’inizio della sua conversione, salutava e diceva ai suoi frati di salutare tutti con le parole suggeritegli da Dio: «Il Signore ti dia pace!». Un giorno, però, uno dei suoi frati gli disse: «A questo saluto la gente rimane indispettita. Non posso usare un altro saluto?». Francesco rispose: «Non provare vergogna per le reazioni della gente, poiché io ti dico fratello che perfino i nobili e i principi di questo mondo avranno riverenza per te e gli altri frati in grazia a questo saluto» (cf. FF 1619).
«Nessuno, può pronunciare la parola pace, se questa è assente dalla sua anima, perchè è dono di Dio… ma questa pace è bene annunciarla comunque a tutti quelli che incontriamo e a quanti vengono a noi». In questo modo, Francesco otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi di salvezza (cf. FF 359).

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Allo specchio

2011-12-15_shutterstock_29190550Guarda con attenzione… la povertà di colui che è posto in una mangiatoia e avvolto in pannicelli. O mirabile umiltà, o povertà che dà stupore! Il re degli angeli, il Signore del cielo e della terra è reclinato in una mangiatoia. (FF 2094)

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Vedere dal di dentro

2011-12-01_shutterstock_41164558«Prepara quanto ti dico» dice Francesco a Greccio, il giorno del Natale del Signore a Giovanni, un suo amico abitante nel luogo «vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello».

Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con. ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. Baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole di dolcezza alla maniera dei bambini. Questo nome era per lui dolce come un favo di miele in bocca. (FF 787; 468ss)


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Lasciarsi abitare

2011-11-15_shutterstock_66913138Ecco, è ormai chiaro che per la grazia di Dio la più degna tra le creature, l’anima dell’uomo fedele, è più grande del cielo, poiché i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede, e ciò soltanto grazie alla carità. (FF 2892)

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