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Francesco e Chiara

All'origine della nostra proposta di vita c'è l'esperienza che Francesco e Chiara d'Assisi hanno fatto di Gesù: un modo semplice e lineare di vivere Dio, concretizzato in un quotidiano fatto di giorni e di notti, luce e buio...

Come Regola di vita: il santo Vangelo.
  • La povertà: conquista di libertà che nasce dall'incontro con Cristo povero, passa dall'aiuto concreto all'umanità povera ed esclusa, e trova il suo compimento nell'incarnare la povertà come poveri tra i poveri, come ultimi tra gli ultimi.
  • La fraternità: vincolo di amore che rende figli dell'unico Padre e coinvolge interamente e senza misura nelle relazioni.
  • La Chiesa: madre e guida, incarnazione della Trinità, nella quale essere membra vive con la preghiera e le opere.
  • L'Eucaristia: linfa vitale dell'esistenza attraverso cui essere uno col Tutto.
Francesco e Chiara, fratello minore e sorella povera: questi i nomi che hanno scelto per significare la loro esistenza, eloquente programma di vita; questo l'albero che ha generato tanti germogli e dato alla Chiesa tanti frutti di santità.

Senza cedere

shutterstock 91917836A nessuno credendo, a nessuno acconsentendo che volesse richiamarti indietro da questo proposito, che ti ponesse un ostacolo sulla via, per impedirti di rendere all’Altissimo i tuoi voti in quella perfezione alla quale ti chiamò lo Spirito del Signore (FF 2876).

Agnese ha chiesto a Chiara - probabilmente - come deve comportarsi con chi le suggerisce di avere qualche sicurezza addolcendo il proposito della povertà, con il pretesto di una sapienza provvidente.

Chiara risponde con calore appassionato: a nessuno credendo, a nessuno acconsentendo… e parla di ostacoli sulla via della sequela del Signore.
Sembra proprio una mamma orsa che difende i suoi piccoli!

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Speranza tenace

shutterstock 154858136Ciò che stai facendo, fallo e non lasciarlo (FF 2875).

Poche parole. Chiarissime.
A me pare evochino quelle che gli sposi pronunciano prendendosi la mano destra: «prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita».
Le parole “tutti i giorni della mia vita” potrebbero richiamare la monotonia o la claustrofobia. Eppure ci deve essere un motore speciale, una forza che rende avvincente e avventurosa la vita quotidiana! Forse potremmo chiamarla speranza tenace.

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Meraviglia

shutterstock 54904828Ciò che hai ottenuto tienilo stretto (FF 2875).

Chiara invita Agnese ad avere sempre davanti agli occhi il punto di partenza. Di che cosa, ci chiediamo? Della vocazione? Probabile, visto che parla, appena prima, del proposito.

Ma possiamo immaginare anche, stando alle sue ultime parole - Benedetto tu, Signore, che mi hai creata - che il punto di partenza possa essere semplicemente - e originariamente - la nascita: quasi un invito a considerare la bontà di Dio che ci ha messi al mondo e ci invita ad essere con lui e per* lui creatori (oltre che cercatori) di bellezza, di bontà, di luce.

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Tempo di doni

shutterstock 129320129Rendo grazie al donatore della grazia, dal quale, come crediamo, scaturisce ogni bene sommo e ogni dono perfetto (FF 2872).

Dicembre è il mese dei doni. Ora soprattutto in senso profano e consumistico, d’accordo, ma prima e come causa di tutto - con un effetto forse un po’ troppo sviato - è il mese del dono di Dio agli uomini: Gesù.
Da qui, da questo bene sommo e da questo dono perfetto, viene la nostra capacità di farci dono (e di fare doni, anche). Da Gesù impariamo che cosa vuol dire e come si fa a ricevere un dono, come accoglierlo e come restituirlo, nell’amore. E Gesù, dice il vangelo, ha imparato a sua volta dal Padre, perché le sue parole e le sue opere sono le parole e le opere del Padre.

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Uomo fatto preghiera

shutterstock 159010220Francesco si sforzava, pregando senza interruzione, di mantenere lo spirito alla presenza di Dio, per non rimanere privo della consolazione del Diletto. La preghiera era la sua consolazione, quando si dava alla contemplazione… con desiderio ardente ricercava il Diletto, da cui lo separava soltanto il muro del corpo. La preghiera era anche la sua difesa, quando si dava all'azione, poiché… rifuggiva, in tutto il suo agire, dal confidare nelle proprie capacità… Camminando e sedendo, in casa e fuori, lavorando e riposando, restava talmente intento all'orazione da sembrare che le avesse dedicato ogni parte di se stesso: non solo il cuore e il corpo, ma anche l'attività e il tempo (FF 1176).

Francesco non era solo un uomo che pregava ma, come dice il suo primo biografo, era un uomo fatto preghiera (FF 682), che non voleva rimanere privo della consolazione del Diletto. Quando amiamo veramente, le parole e i gesti della persona amata riempiono la nostra vita, colmano i nostri vuoti; anche quando è lontana da noi, ci basta ricordarla con la mente, per non sentirci più soli, ma ricolmi di una serenità totale, che ci fa affrontare la nostra quotidianità con uno spirito diverso. Francesco ha vissuto questo ogni giorno in quel continuo dialogo con il Signore, che era la sua preghiera. Per noi oggi potrebbe essere un po’ come “mettersi al telefono e conversare con lui”.

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