Francesco

Anno di grazia 1226.

Ad Assisi è una bella giornata d'autunno, d'inizio Ottobre; di quelle che il sole, passando per le poche foglie che ancora vestono gli alberi, colora d'arcobaleno la terra.

Francesco…… è il mio nome e come il Signore mi indicò rivolgo a voi il mio saluto:

Il Signore vi dia pace! (FF 1428)


La gente, i miei amici credono che io non ci sia più, che sia morto. Forse è così: forse, quando hanno deposto il mio corpo nudo sulla terra nuda, hanno veramente pensato che il figlio di Bernardone non fosse più; hanno pensato davvero che la bella storia dei compagni del Matto d'Assisi fosse destinata a spegnersi, come il sole di questo tramonto, ma forse non ricordavano che anche i matti hanno un Dio e che quel Dio non è poi così lontano.
Quante volte ho pianto e quante lacrime calde sono cadute sulle mie guance, per la felicità che ogni giorno provavo nel vedere con questi occhi discendere dal cielo il Figlio di Dio, Gesù, che per le parole e le mani del sacerdote prende vita sull'altare.

Mistero. Così lo chiamiamo e lo è veramente, ma anche il mio lo è; mistero di me che amo una Persona che per starmi vicina si nasconde sotto poca apparenza di pane (FF 221).
Troppe volte, da giovane, ho rischiato con il mio cuore pesante di passare accanto alla verità e non riconoscervi il Figlio di Dio. Cercavo un re, un signore potente da servire e da seguire, così il mio sguardo era sempre rivolto in alto, ma ancora non sapevo quanto diverse fossero le sue vie.

Il Signore che mi ha chiamato perché lo seguissi non è venuto a me nello splendore della sua maestà, ma sotto umili apparenze.
E, come un tempo si umiliò quando dal seno del Padre scese e si fece toccare da mani d'uomo, così anche oggi sono quelle stesse mani d'uomo che lo rendono visibile, le mani di quel sacerdote che tocca il verbo di vita e che possiedono un potere sovrumano (FF 790). Ma ciò che i sensi vedono di Lui in questo mondo non è più neppure un corpo umano ma semplice forma e alimento.

Quando Greccio si è svegliata alle prime luci di un'alba artificiale, di una notte che buia più non era, per osservare con i suoi occhi la dolcezza del primo presepio c'erano uomini e donne di ogni paese vicino, frati di tutte le nazioni riuniti per vedere con gli occhi del corpo il Bambino di Betlemme…. Ne è passata di acqua sotto i ponti di Rivotorto e quell'acqua non solo ha trasformato la mia piccola Assisi, ma ha cambiato anche me: ho imparato a guardare non più con questi poveri sensi ma a chiederli in prestito al Padre mio, che mi dà la grazia di riconoscere suo Figlio nel mistero del pane spezzato.
Anche Greccio è cambiata, ma le persone sono rimaste quelle, ancora raccolte per vedere, per incontrare il Signore. Dove prima sorgeva la greppia col fieno, ora c'è un altere ed è sopra quell'altare che oggi come allora è il Signore Dio che si offre a noi come a dei figli (FF 216); Per questo fratelli vi scongiuro con tutto il cuore di alimentare sempre l'amore che provate per il santissimo corpo e sangue di Gesù (FF 217).
È un mistero e lo è veramente! Un mistero d'amore, che mi ha fatto dire sì per la vita e che anche nella morte ha guidato i miei passi ciechi sulla sua via.

Oggi come 800 anni fa sorella morte ha adagiato le sue labbra sulla mia pelle. Ho lasciato che il mio corpo si addormentasse nel Signore e che la mia anima si sciogliesse dalla carne per venir sommerso nell'abisso della chiarità eterna (FF 1388).
Così il Signore mi ha afferrato nella sua bontà e santità. Io che non avendo più nulla di mio tutto possiedo in questo Dio che, povero a sua volta, si consegna interamente all'uomo.
E la mia sola risposta è stata un libero canto:

"Nulla di voi trattenete per voi,
affinché totalmente vi accolga
colui che totalmente a voi si offre"
(FF 221)


e di poi, felicemente, son volato a Dio (FF 810).

frate Francesco piccolino

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