Santo = strumento di Dio

2011-11-01_shutterstock_1333513A frate Masseo che gli chiedeva: «Perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti e d'udirti e d'ubbidirti? Tu non se' bello uomo del corpo, tu non se' di grande scienza, tu non se' nobile» Francesco risponde: «Vuoi sapere perché a me tutto 'l mondo venga dietro? … Gli occhi santissimi del Signore non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà e la grandigia e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, acciò che si conosca ch'ogni virtù e ogni bene è da lui, e non dalla creatura, e nessuna persona si possa gloriare nel cospetto suo; ma chi si gloria, si glorii nel Signore, a cui è ogni onore e gloria in eterno». (FF 1838)

Quando ci accostiamo alla figura di Francesco d’Assisi, pensiamo e diciamo subito “santo”. Perché? Perché la Chiesa l’ha proclamato tale subito dopo la sua morte? Perché i biografi lo descrivono santo sin dall’infanzia, quando faceva elemosine ai poveri di Assisi? È santo, diciamo, ed è tutto qui. Lui è stato speciale, è vero, ma era uno come noi: soprattutto all’inizio quando, rampollo viziato di una famiglia non nobile, ma ricca, si godeva la sua giovane età. Se ai suoi tempi ci fosse stata la televisione, avremmo potuto vederlo in qualche reality alla ricerca di quella visibilità e di quel successo, che molti giovani d’oggi cercano. Con i soldi che aveva, avrebbe potuto comprarsi macchine, yacht e circondarsi di amiche e personaggi da copertina. E, infatti, partecipava alle feste, si vestiva in modo eccentrico e vistoso con lo scopo esclusivo di essere al centro dell’attenzione. Un giovane come i giovani di tutti i tempi, che seguono le mode e imparano ad assaporare il gusto della vita. Allora, quando comincia la santità di Francesco? Nel suo Testamento racconta come proprio l’incontro con i bisognosi (per lui i lebbrosi) sia stato determinante per la sua scelta di vita (FF 110). La sua santità è iniziata quando ha svestito completamente se stesso, si è reso disponibile ai più bisognosi e si è fatto “forma” di Dio. Anche noi, quando ci svestiamo del nostro io e ci rendiamo strumenti del Signore (cioè quando offriamo il nostro tempo, le nostre energie agli altri) diventiamo veicolo della sua Grazia e santi, perché Lui “fa” attraverso noi. La santità non è una chiamata per pochi, ma è la risposta dell’uomo all’amore di Dio: “il desiderio della santità” è una cosa per tutti. Dio ci aspetta, come ha aspettato Francesco: aspetta che ci accorgiamo di quanto il suo amore sia la realizzazione di tutto. Ci ha donato la vita e alla vita: non l’avrebbe fatto, se non avesse voluto immergersi nella nostra storia e nella nostra quotidianità. E ci aspetta alla santità.

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