Lasciarsi abitare

2011-11-15_shutterstock_66913138Ecco, è ormai chiaro che per la grazia di Dio la più degna tra le creature, l’anima dell’uomo fedele, è più grande del cielo, poiché i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede, e ciò soltanto grazie alla carità. (FF 2892)
Quando Chiara scrive per la terza volta ad Agnese siamo, probabilmente, tra la fine del 1237 e l’inizio del 1238 (in avvento o nel tempo di Natale, quindi). In molti passi della lettera, oltre all’invito alla gioia, Chiara parla del contenere Gesù, come fece Maria nel tempo dell’attesa o di contenere, come qui, il Creatore stesso. Solo l’anima dell’uomo fedele è resa degna, dalla grazia di Dio, di questo vero e proprio miracolo. A condizione che ami. L’amore –forse la parola più usata e abusata di tutti i tempi!- è la disposizione del nostro cuore all’accoglienza, disposizione che rende possibile a Dio e agli altri di stare in noi, di abitarci. E lasciare che altri vengano ad abitare in noi vuol dire anche consegnare le chiavi di casa e le nostre stanze a qualcun altro che non siamo (solo) noi. Accettare di con-dividere ciò che siamo e ciò che abbiamo con quanti si affacciano alla nostra porta. Dio innanzitutto e tutti quelli che con lui sempre arrivano: i poveri, i sofferenti, gli emarginati… la solitudine non sarebbe più un problema, se solo ci ricordassimo che l’anima dell’uomo fedele, è più grande del cielo… e in cielo c’è davvero posto per tutti!

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