Consacrato


2012-02-01_shutterstock_60381268Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviatelo cum grande humilitate.

Così dice Francesco alla fine del suo Cantico, dopo aver lodato e ringraziato il Signore per ogni cosa da lui creata. Laudate e benedicete, ringratiate e serviatelo: quattro verbi, quattro azioni che Francesco ci consiglia nella consapevolezza che questa sia la piena realizzazione della sua vita, della nostra vita. Sembra richiamarci a quella consacrazione a Dio, che lui non fece ufficialmente diventando sacerdote, ma che fu comunque radicale e totale, perché lo afferrò nel profondo del suo essere e investì il suo pensiero, la sua azione, la sua vita.

Gesù Cristo povero, umile, crocifisso a San Damiano lo chiamò “Va e ripara la mia chiesa”, alla Verna lo consacrò imprimendogli le stimmate. Una consacrazione a Dio così totale avrebbe potuto esigere l’eremo o il cenobio o il monastero, ma il Vangelo non chiede soltanto l’allontanamento dalla vita sociale.

Francesco si stacca sì dalla sua famiglia, ma non dalla città; abbandona le amicizie e le abitudine mondane, ma resta in mezzo alla sua gente; da ricco che era, si fa povero, ma non va lontano a nascondere fra sconosciuti la sua povertà, anzi la espone come segno di spoliazione e di offerta a Dio. Francesco ha saputo comprendere la volontà del Signore per lui e noi cosa ci aspettiamo? Che Gesù ci chiami urlando? O che ci chiami delicatamente? Che usi una “voce” o una sensazione interna? Da quello che ci aspettiamo dipende anche come risponderemo. Capire cosa il Signore ci dice nel cuore richiede di abbandonare le nostre attese su “come pensiamo che ci chiami” e rimanere in ascolto, senza cercare quello che ci aspettiamo di trovare. Dio si fa ben capire a chi lo ascolta. Se lo cerchiamo secondo i nostri criteri, potremmo non riconoscerlo mentre ci passa accanto nella folla, sorridendoci.

Per trovare Dio serve silenzio, fiducia e apertura del cuore aspettando non che lui ci parli, ma di riuscire a sentire la sua voce. Perchè il Signore ci sta già parlando: noi dobbiamo solo capire come ci parla e cosa ci dice, per comprendere il suo disegno per la nostra vita.

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