Appassionato per te

2012-04-01_shutterstock_74250484Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il Buon Pastore che, per salvare le sue pecore, sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle (FF 155).

Un amore grande quello di Francesco per Gesù crocifisso e un dolore altrettanto grande al ricordo della sua passione e morte sulla croce. Ma, ci dice, questo non deve servire solo per compiangerlo, ma deve diventare stimolo e sorgente d’amore.

Perché l’esempio di Gesù non si ferma all’immaginetta e alle lacrime, ma è l’esempio dell’amore grande rivolto agli uomini da Dio. “Passione vuol dire donarsi senza limiti: la passione di Cristo è il culmine di tutta la sua esistenza data ai fratelli per rivelare il cuore del Padre”, ha scritto Giovanni Paolo II. Dio è amore e la croce di Cristo ne è la prova suprema.

Vi sono due modi per manifestare l’amore verso qualcuno: il primo consiste nel fare del bene alla persona amata, nel farle doni; il secondo, molto più impegnativo, consiste nel soffrire per lei. Dio ci ha amato nel primo modo, con amore cioè di munificenza, nella creazione, quando ci ha riempito di doni; ci ha amato di amore di sofferenza nella passione, quando ha inventato il proprio annientamento, soffrendo per noi, per convincerci che "Dio è amore".

Non dobbiamo lasciare il mistero della passione su quella croce: Dio ci ha mandato suo Figlio, per mostrarci come dall’amore, anche attraverso la sofferenza, possa nascere la vita. Pensiamo alle sofferenze di un genitore per i propri figli: sin dal momento della loro nascita, le accolgono e le affrontano per metterli al mondo. Pensiamo alle sofferenze quotidiane, le nostre passioni, affrontate nella certezza che, attraverso queste, potremo aiutare un amico, un fratello, un uomo.

Se è vero che umanità significa sofferenza, è ancora vero che Gesù ci ha dimostrato che da questa sofferenza può derivare la vita, la redenzione, la felicità eterna. Vivere soltanto per se stessi, non vivere per gli altri, significa rinnegare la sofferenza di Gesù sulla croce, rinnegare la sofferenza di Dio, che ci ha dato suo figlio per insegnarci che, anche quando tutto sembra essere perso e non esserci più speranza, proprio lì, se ci affidiamo a lui (sia fatta la tua volontà), rinasciamo alla vera vita.

Quando pensi di aver toccato il fondo e che nessuno ti voglia o ti ami più, Dio si fa uomo per incontrarti, Gesù ti viene accanto. Non vivere per gli altri significa spegnere la luce che Dio ha messo nel nostro cuore e annullarci nel buio dell’infinito. L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: "l’amore mira all'eternità".

foto: WDG Photo / Shutterstock.com

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