Perché credo in Gesù

Pensare la fede: Gesù Cristo

Non l’ho incontrato, non mi ha parlato, non l’ho visto agire… Mai. Eppure credo in Lui… Perché?

Innanzi tutto credo perché chi mi ha comunicato la fede era uno degno di fiducia: il mio prete dell’oratorio, i miei catechisti, una zia che abita in Svizzera; e poi, un pugno di frati, uno in particolare: piccolo e stracciato ma con il fuoco negli occhi e nella voce…

Il secondo motivo è questo: il contenuto di quella fede – Gesù – mi ha conquistato. Io non fatico a comprendere l’amore della Maddalena, di Pietro, di Giovanni… Lo hanno incontrato e non hanno più potuto vivere senza di lui, nonostante i loro peccati, la loro vigliaccheria, il loro arrivismo… Così anch’io. E sì che l’ho incontrato per interposta persona… eppure… Eppure, nonostante i miei peccati, la mia vigliaccheria, il mio arrivismo…, io credo in Lui.

Mi piace il suo senso della giustizia. Chiarezza, rettitudine, onestà: verso Dio, il mondo, se stesso. Non ti avvicinare a Gesù se sei razzista, prepotente, corrotto…: non te ne andrai indenne. Lui sa far vibrare viva, la voce di profeti morti da secoli. “Che me ne faccio dei vostri sacrifici senza numero, se le vostre mani grondano del sangue dei poveri…”? Puoi essere certo: le tue convinzioni, le tue scelte, le tue azioni saranno vagliate. La sua misura è tra le più esigenti: si chiama uguaglianza, dialogo, rettitudine… La sua abilità è rinomata: consiste nel far sì che sia tu a giudicare te stesso. Lui ti regala una parabola, forse ti sussurra una parola: “Convertiti…”.

Mi piace la sua attenzione per le persone. Puoi essere un re o un assassino, un ministro o un drogato: per Lui sei un essere umano. E’ capace di vederti dentro, aldilà di onori e titoli altisonanti, di bassezze e miserie infinite. Per lui c’è sempre speranza che le cose possano cambiare e nessuno è mai troppo in ritardo per poter iniziare il cammino. Sa aspettare: giorni, mesi, anni…: sta alla porta e bussa. Se gli vuoi aprire entrerà e cenerà con te, anche se lo hai appena bestemmiato, anche se sei troppo impegnato a cercare il divertimento per starlo a sentire, anche se lo metti sempre all’ultimo posto. Nessuno gli è di troppo, nessuno lo annoia, nessuno lo stanca. Può anche sgridarti – sa essere furibondo – ma anche in quel caso avverti che non c’è arroganza nelle sue parole. Solo desiderio di vita, per te… “Che ti vale guadagnare il mondo intero, se poi perdi te stesso…”.

Mi piace il suo ricercare aiuto. Fin dall’inizio. Chi poteva, meglio di Lui, realizzare tutto da solo? Eppure, fin dal principio, si circonda di persone che lo seguano, che stiano con lui, che imparino. Li conosce bene: sono – come noi – dei poveracci. Ma non li tratta da incapaci: li manda a dire le parole che lui dice, a fare le opere che lui fa… “Guarite i malati, sanate i lebbrosi… annunciate che il Regno è vicino”. E’ l’inizio della Chiesa: Dio che si fida degli uomini, nonostante i loro limiti. Questo suo cercare le persone, lo stare con loro, instaurando rapporti profondi – fratello, amico, sposo – dice di un Dio che non ride del bisogno d’amare, della fame di affetto, dell’esigenza di relazioni forti, significative, intense. Mai. “Scendi subito: devo fermarmi a casa tua…”.

Mi piace il suo modo di dare significato alla vita. Gesù accoglie chiunque vada da lui. Rialza chiunque è caduto. Ha tempo per i lebbrosi che tutti rifuggono, per la donna al pozzo a cui nessun uomo avrebbe rivolto parola, per i bambini che altri vorrebbero scacciare. Risponde sempre a chi lo interroga con sincerità per capire, per sapere, per rendersi conto. Riceve cibo dal fariseo per la sua bocca e le lacrime dalla prostituta per i suoi piedi. Elogia l’ufficiale romano che amava il servo ammalato, ridona il figlio alla madre che già lo piangeva morto. Racconta di chicchi di grano, di reti da pescatori, di lucerne accese: parole quotidiane, semplici, che come un soffio ti entrano nel cuore, che ti cambiano la vita per sempre. E’ come se per Lui, tutto avesse senso, nessuno fosse inutile. Solo in Lui anche il vuoto per eccellenza che è la Morte prende il sapore inebriante dell’amplesso: “Non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici”… Solo seguendo lui la Vita non finisce: “Maria!… Maestro!…”.

Mi piace. Gli credo.

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