Tu sei…

Il cuore di Francesco esplode nel canto.

 

Lodi di Dio altissimo 

Tu sei santo, Signore, il solo Dio

che compi cose meravigliose.

Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei altissimo.

Tu sei onnipotente.

Tu sei Padre santo, re del cielo e della terra.

Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dei.

Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene,

Signore Dio vivo e vero.

Tu sei carità, amore.

Tu sei sapienza.

Tu sei umiltà. Tu sei pazienza.

Tu sei sicurezza. Tu sei quiete.

Tu sei gioia e felicità.

Tu sei giustizia e temperanza.

Tu sei tutto, ricchezza nostra

 a noi sufficiente.

Tu sei bellezza.

Tu sei mansuetudine.

Tu sei colui che ci protegge.

Tu sei custode e difensore.

Tu sei fortezza. Tu sei rifugio.

Tu sei la nostra speranza.

Tu sei la nostra fede.

Tu sei carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza.

Tu sei la nostra vita eterna.

Grande e ammirabile Signore,

Dio onnipotente misericordioso salvatore. (FF 261)

Filo di chiarore. Raggio di sole. Lama di fuoco. Dove sei, insidiosa notte?

Pietra rimossa. Sigillo divelto. Tomba vuota. Dov’è, morte, la tua vittoria? 

Sguardo crocifisso. Lebbra abbracciata. Cieco guarito. Dove siete, mie tenebre?

Crocifisso interrogato. Sguardo penetrante dell’uomo appeso al legno: labbra serrate che urlano al cuore: “Va’ e ripara la mia casa… Va’ e restaura la sua rovina”. E comincia il percorso. Prima pietre, e calce per unirle; poi uomini – pietre vive – legati dall’amore: “Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli”.

Lebbroso accolto. Palpebre sorridenti dell’uomo escluso per paura: abbraccio di corpi che grida al mondo: “Quello che mi sembrava troppo amaro, mi fu tramutato in gioia”. E inizia il cammino. Peccatore tra peccatori. Povero tra poveri. Fratello tra fratelli. “Si doveva far festa: tuo fratello era perduto… era morto ed è tornato a vivere”.

Cieco risanato. Occhi stupiti dell’uomo liberato dal buio. “Poiché ero nei peccati, mi sembrava troppo amaro vedere i lebbrosi…”. E comincia a vedere. Dio che ama. Fratelli da incontrare. Speranza da annunciare. “Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo”.

Così la luce è entrata in Francesco. Anni di tristezza, di ricerca, di vagare sofferto e confuso sono spazzati via, inondati da entusiasmo incontenibile.

Può ingiuriarlo suo padre: non capisce. “Restituiscimi tutto” continua a urlare; non comprende. E la dolce madre, che versa fiumi di lacrime: non riesce a intendere. Ride di lui la folla, che lo osserva uscire nudo da Assisi, dopo aver riconsegnato nome e vestiti: anch’essa non sa spiegare.

Lui è entrato, si è fatto incontrare. “D’ora in poi avrò un solo Padre...”. Il resto non importa. Egli, ora, gli appartiene. E’ suo. Così, per la campagna immersa nel sole, corre ubriaco d’amore. E piange, e ride; e – dentro – il cuore sembra voler esplodere nel canto: “Tu sei santo, Signore, tu sei santo...”.

 

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