Il re della festa

“Me ne vado”. E’ lui che parla, il re delle feste di Assisi. Non sorride però. Anzi, sulla faccia una specie di smorfia, un grugno tra lo schifato e l’incupito. La baldoria, le canzoni con gli amici, le prese in giro, il suo ballare sul tavolo: sono solo di ieri sera? Lo strumento è per terra sporco di vino, una corda rotta, del tutto abbandonato dalle armoniose note. Inciampa Francesco negli abiti, che corpi nudi hanno abbandonato sui tappeti. Si riveste a fatica ed esce… no, scappa, fugge da quella stanza, da quella casa come se ci fosse il fuoco. Eppure ha riso prima e fatto ridere: si son sprecati i doppi sensi in provenzale. Eppure è bruciato di passione tra le braccia della più esperta, e il vino lo ha rallegrato, caldo, profumato, buono. Già il vino… “Avrà bevuto troppo” pensano gli amici. “Anche i re soccombono a Bacco…” sghignazzano. Lui, il re, è fuori, è solo, è triste. Assisi dorme, le porte della città ben chiuse. Nessuno immagina che uno tra i più invidiati giovani della città, lui viziato e corteggiato, sia lì in lacrime e angosciato. Nessuno lo sa, nessuno lo suppone, ma è da tempo che questo tormento lo coglie. Si insinua dentro di lui come una febbre che ti assale piano piano. Un brivido, piccolo piccolo, insignificante. Lo si avverte appena e un balzo di volontà, una negazione, un rifiuto sembrano annullarlo. Ma ormai c’è, e il suo assalto continua. E’ soltanto questione di tempo, e quel vuoto si espande, si diffonde, tutto avvolgendo… ogni gioia, ogni interesse, ogni sogno.

E così le feste non sono poi così festose, il vino non così buono, le ragazze non così eccitanti… Certo si prova ancora stordimento, passione anche, ma è fuoco fatuo: non dura, non scalda. E soprattutto lascia l’amaro in bocca.

Poi due incontri. Un lebbroso e una croce. E nulla è più come prima.

Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. E poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

Ora il re celebra ancora la festa. Anche senza vino, anche senza donne.

Celebra la pienezza del suo cuore in pace, fingendo di suonare il violino con due bastoni nel bosco, lui che – con la spada, nella guerra – aveva provato il vuoto dell’odio e del desiderio di uccidere. Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra perché ai piccoli…

Cieco, celebra l’onore di Dio attraverso le creature con il Cantico, lui che voleva la fama e la gloria della Cavalleria. Fuoco e terra, acqua e aria cantano in lui la lode di Dio, e il perdono e la morte, perfino, l’estrema sorella. Fa’ che veda, o Signore…, fa’ che ti veda…

Nudo, celebra felice Madonna Povertà, lui che – mercante figlio di mercante – aveva, dalle stoffe più pregiate, fiumi di denaro: guadagno nel sangue, borsa piena e cuore vuoto. Ora, veste l’abito dei poveri, lo cinge di una grezza corda, che non può legare a sé soldi, armi e documenti, come invece l’antico cinturone. E così, spoglio d’oro, di violenza e di sicurezze terrene, può indossare Colui che è veste, balsamo, dimora. Colui che orna i gigli dei campi, così che nemmeno Salomone…

Celebra la carità, rompendo il digiuno e mangiando per primo, per non umiliare il fratello che non sopporta la dura penitenza: e – miracolo – il Cristo è presente: non possono digiunare gli invitati al suo banchetto di nozze. Misericordia io voglio e non sacrifici…

La Parola di Dio viene celebrata da lui che vuole solo vivere il Santo Evangelo, raccoglie con amore ogni pagina del Sacro libro che scorge in luogo indecente e regala il primo Nuovo Testamento dell’Ordine alla madre che aveva chiesto l’elemosina: lo venda e celebri così la Parola. Non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel Regno di Dio… 

Celebra la perfetta letizia – la gioia completa – non chi converte tutti coloro che non hanno fede, né chi predica come un angelo, né chi con miracoli risana tutti gli ammalati, ma lui, Francesco – semplice e idiota – che vuole amare talmente Dio da sopportare tutto per Lui rimanendo nell’amore. Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce… 

Mai è stato così grande come re delle feste, mai la sua gioia è stata così vera, e il suo dolore, la passione del suo cuore e la danza dei suoi piedi… Ora anche quando piange, quando soffre, quando s’interroga, parla o tace o grida o canta… ora Francesco è nell’unica vera Festa, nell’unica gloria di Dio: la celebrazione della sua esistenza.

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