Dell’ascoltare di Francesco

Chiedevo ascolto e Tu, Signore, mi hai reso ascolto

(Le parole in corsivo sono dalla Bibbia, quelle in carattere Pristina sono di Francesco)

 

 “Sto soffrendo, Signore, ti prego: ascoltami. Tu non sei sordo alla mia voce, tu raccogli le mie lacrime e le poni davanti ai tuoi occhi: tu che sei il Dio della mia salvezza – in te ho sempre sperato! – non mi lascerai in quest’ora così importante.

Ricordi, Signore? Ho camminato nel buio cercando onore e fama, potenza e forza, ricchezza e piaceri… il vuoto era in me. Sperduto come un naufrago nel mare: tutto mi era appiglio di soccorso e tutto mi ricacciava tra le onde. Ti chiedevo che dovevo fare, dove trovare gioia, che strada intraprendere, ma le tue risposte non sapevo udirle. Poi il servizio ai lebbrosi, San Damiano da riparare, la gioia dei primi fratelli: l’inizio della tua risposta. Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie… ha fatto conoscere la sua salvezza, davanti a tutti i popoli. Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te… prega per noi,  tu che sei madre

«Francesco, c’è la madre di frate… Ha bisogno, Francesco: non ha più nulla da mangiare. Come noi, Francesco, non abbiamo più nulla da darle…». Una cosa sola ti manca… vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi. L’evangeliario, quello antico, prezioso, il primo evangeliario dell’Ordine. «Datelo a nostra madre: lo venda e compri del cibo». Generosità necessaria, Signore, appresa da Te che – appeso alla croce – tutto ti sei donato. Se la madre nutre il suo figlio carnale, con quanto più amore dovrò io nutrire il mio fratello spirituale?

Fratello Leone, la pecorella di Dio, il mio compagno fedele, il confessore tenerissimo. Alla Verna, insieme a me per pregare, per piangere. Io, in compagnia delle pene per il nostro Ordine, cresciuto nel numero e nelle esigenze, pretese con forza, con violenza. Lui, la tua pecora, Signore, in compagnia dei suoi tormenti profondi, il suo peccato, l’angoscia per esso. Va e viene cento volte, senza osare disturbarmi, ma desideroso di essere accolto, bisognoso di essere ascoltato, ancora una volta rassicurato. Sarà tutto inutile, lo so, ma lui ne ha necessità, per placare – almeno per un momento – l’ansia del suo cuore. Pietà di me, Signore, l’acqua mi giunge alla gola… è arso come un coccio il mio palato, nessuno ha cura della mia vita. Vieni, fratello, non temere, trova pace, confida in Dio… E se stai male, frate Leone, vieni, vieni pure a me come a una madre. Può una madre dimenticare il frutto del suo grembo? Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, speri Israele nel Signore

Il Signore è divenuto rifugio per il povero, aiuto nelle necessità e nel dolore. «Aiutaci, Francesco, un lupo grande, una belva mostruosa ha dichiarato guerra alla città». Io andrò e gli parlerò di Dio. «Divora bestie e uomini». Io andrò e gli parlerò di Dio. «Terrore e ferocia, nei campi e sulle strade». Io andrò e gli parlerò di Dio… «Fratello, frate lupo, accoglimi in pace, fratello, perché io sono come te: ladro, assassino, rapace fiera per chi incontro sul mio cammino. Degno dell’inferno sono. Ma Dio mi ama, ama anche me, così feroce, così povero. C’è perdono, frate lupo, per me e per te, se vogliamo. Dio è padre. Dio è amore». China il capo il brigante, abbassa gli occhi e piange: piange disarmato, piange pentito, piange rinato. La santa umiltà confonde la superbia e tutti gli uomini che sono nel mondo. Allora l’uomo è suddito e sottomesso e non agli uomini soltanto ma a tutte le bestie e alle fiere, così che possano fare di lui quel che vogliono, per quanto sarà loro concesso dal Signore.

Vennero al convento quegli uomini ladri cercando pane: insulti, rimproveri trovarono e rifiuto: Ladroni! Perditempo! Sporcizia tra le genti! «Non il Vangelo – dissi al frate custode che mi riferì l’accaduto, le parole – ti è stato suggeritore, ma il Satana che inganna. Ora, per obbedienza, io ti ordino: ti recherai nella foresta cercandoli, offrendo loro del cibo e il loro perdono chiedendo». Va il frate, si inoltra, li cerca, li trova: chiede scusa, offre pane e vino, si mostra amico, fratello. Non sono i sani che han bisogno del medico, ma i sofferenti: sono stato mandato perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Amiamo sinceramente i nemici e con fede intercediamo per loro presso di Te, non rendendo a nessuno male per male, e impegnandoci in te a fare del bene a tutti. E il tuo amore convertì i ladri che si consacrarono diventando frati, offrendo la loro vita a Te, che avevi donato il perdono. Tu sei santo, Signore, il solo Dio che operi cose stupende… Dio onnipotente, misericordioso salvatore.

Ho ricercato la salvezza. All’inizio la tua parola. Amavo la tua parola, ascoltarla, ripeterla, lasciarla cantare nel cuore. Serenità, pace, gioia… i doni del tuo Spirito. Poi lo scontro, la scelta: non  chiamerò più te «padre», ora dirò soltanto Padre Nostro che sei nei cieli, sarò per sempre l’araldo del gran Re. Va’ Francesco e ripara la mia chiesa che, come vedi, cade in rovina… E tu ancora hai parlato: non prendete denaro, non portate bisaccia, né pane né bastone per via, né calzari, né due tuniche... cercate il Regno di Dio e la sua giustizia… Questo io voglio! Questo io desidero! La tua parola, luce alla mente e gioia del cuore, la tua parola sarà la mia Regola: la vita dei Frati Minori è vivere secondo la forma del santo Vangelo. E il signor papa me la confermò. In obbedienza alla Chiesa e al vescovo, predicavamo la penitenza e la salvezza: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. E voglio lavorare, perché il nostro Signore Gesù Cristo lavorava; e voglio essere povero, perché il Figlio di Dio ha voluto nascere, vivere e morire in povertà; e voglio perdonare, perché nemmeno il Padre perdonerà a voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello.

La tua Parola si fece carne. O Signore mio Gesù Cristo, ti prego… ch’io senta nell’anima e nel corpo quel dolore  e quell’amore che tu, Figlio di Dio, hai sperimentato nella tua crudelissima passione... E il tuo angelo sul santo monte mi ha avvolto nella tua luce e ha lasciato in dono nel mio corpo le ferite del tuo dolore, i baci del tuo amore. D’ora in poi nessuno mi procuri fastidi, io porto i segni della Passione di Cristo nel mio corpo. Lodate e benedite il mio Signore, e ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

Chiedevo attenzione per me… Potrò essere felice? Che strada seguirò? Come comprenderò che è la scelta giusta? Signore, che cosa vuoi che io faccia? 

Tu mi hai costruito cura per i fratelli, amore per i nemici, adesione alla tua parola. Chiedevo ascolto e Tu, Signore, mi hai reso ascolto”.

 

E voltandosi verso i suoi fratelli disse: “Io ho fatto la mia parte. La vostra, Cristo ve la insegni”.

E poi morì, nudo sulla terra nuda. Sicuro di essere stato ascoltato.

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