Del fare di Francesco

I frati della Parola, i frati della Preghiera e i frati della carità si abbracciano. E sorridono per il loro Francesco presente nelle loro parole, nelle loro scelte, nello loro opere. E con lui, il Cristo.

Il sole è appena sorto su questo 25 maggio 1227. I frati sono in piedi da un pezzo, ma il Capitolo di Pentecoste – quest’anno – sembra che nessuno lo voglia cominciare. Siamo più di cinquemila, veniamo da ogni località d’Italia e d’Europa: siamo i Frati Minori, i frati di Francesco d’Assisi. Ma lui, il nostro fondatore non c’è più: è morto la sera del 3 ottobre dello scorso anno, anno del Signore 1226 e questo Capitolo – la tradizionale riunione voluta proprio da Francesco per tutti i fratelli del suo Ordine – sarà il primo senza di lui.

Frate Elia, il nostro attuale Superiore, decide di iniziare con il racconto dei fatti: la memoria aprirà il nostro incontro. E tu Signore, fa’ che non siano parole vuote…

Francesco fin dal principio ha predicato il Vangelo: voleva che i Frati minori predicassero il Vangelo.

I frati della Parola iniziano il loro raccontare: “Poiché non c’è nulla di più importante per il frate minore che l’annuncio del Vangelo, noi annunciamo il Vangelo: la Conoscenza di Dio.

Nelle città, nei paesi, nei villaggi. Nelle chiese, nelle case, nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche, nelle strade, nelle piazze, nei teatri…: in qualsiasi posto ci sia un uomo. Celebrando i sacramenti: spezziamo il pane che è Cristo, doniamo il perdono di Dio. Insegniamo la sua Verità: nei Gruppi biblici, nella Lectio divina, nel Catechismo ai bambini, nella Catechesi agli adulti e ai giovani, nei Gruppi famigliari, nelle Riunioni per genitori di bambini che devono essere battezzati, di ragazzi che devono ricevere la Prima comunione o la Cresima, nei Gruppi di fidanzati che si preparano al matrimonio. Nei Corsi biblici, nei Ritiri spirituali, nelle Scuole di preghiera, negli Incontri di discernimento vocazionale, nella Direzione spirituale, nell’incontro casuale e fortuito di chi ti apre il suo cuore. Diciamo la Sua Parola a voce: prediche, canto, preghiere… Con la penna: articoli, giornali, riviste, libri; alla radio, alla televisione, con Internet. Abbiamo solcato oceani e attraversato deserti, scalato montagne e attraversato foreste perché il Maestro aveva detto: … a tutti gli uomini, fino agli estremi confini della terra. Noi annunciamo il Vangelo. Sempre”.

Francesco dalle origini ha pregato il Signore: voleva che i Frati minori pregassero il Signore.

I frati della Preghiera iniziano il loro raccontare: “Poiché non c’è nulla di più importante per il frate minore che la preghiera a Dio, noi preghiamo Dio: la Scelta di Dio.

Nel nostro cuore o nella nostra mente, nelle chiese o nelle strade, in fraternità o nell’intimo di noi stessi, negli eremi solitari o nelle città abitate dagli uomini: noi innalziamo a Dio preghiere senza cessare mai. Eleviamo al Padre orazioni per il bisogno: per la sua Chiesa perché sia santa e cattolica, per il papa, il Servo dei servi di Dio, perché sia pastore forte e tenero, fedele e misericordioso; per i vescovi, successori dei Dodici, per il loro annuncio e l’opera di fede; per tutti i Cristiani: siano veri discepoli dell’Agnello immolato e risorto; per tutti gli uomini e le donne del mondo: per l’impegno nel bene, per la costruzione della pace, per possedere la forza e il coraggio ad affrontare le tempeste e i deserti dell’esistenza. Cantiamo all’Altissimo il nostro grazie per la vita, per tutto ciò che ci dona: l’amore che ci fa stare insieme, il desiderio di conoscere e scoprire, la bellezza dell’universo e dell’uomo, il cibo e il lavoro, la frescura e il riposo, il creato e il pensiero. All’Amore infinito sciogliamo le nostre lodi: per il mondo, primo sussurro di bene per noi, per la sua scelta di Alleanza con l’uomo, per averci donato tutto il suo amore nel suo Figlio Gesù Cristo. E nella preghiera, rientriamo in noi stessi per avere luce e chiarezza, volontà e coraggio, capacità d’azione e di realizzazione. Perché, uscendo, siamo veri figli nel Figlio. Preghiamo: con le parole e con la Parola, nel silenzio e nella meditazione, con poveri sussulti o vertiginose scalate, con flebili palpiti o notti insonni perché il Maestro aveva detto: Pregate senza stancarvi mai. Noi preghiamo Dio. Ovunque”.

Francesco iniziò tutto con l’abbraccio del lebbroso: voleva che i Frati minori abbracciassero i lebbrosi.

I frati della Carità iniziano il loro raccontare: “Poiché non c’è nulla di più importante per il frate minore che il servizio ai lebbrosi, noi serviamo i lebbrosi: l’Azione di Dio

Visitiamo gli ammalati, sosteniamo l’ideale di chi li cura, cerchiamo di consolare e confortare chi è triste, angosciato, chi è nel baratro della depressione; chi agonizza e chi piange vicino a lui. In ogni epoca abbiamo abbracciato i lebbrosi: fossero gli appestati o i colerosi nei Lazzaretti, i tossicodipendenti o gli alcolisti nelle Comunità di recupero o nei gruppi, i malati di mente o i disabili nel corpo e nella mente negli Istituti: al loro servizio tutto, anche la nostra vita, se necessario. Siamo fratelli per i barboni e gli extracomunitari: prepariamo migliaia di pasti al giorno a chi ha fame, curiamo gratuitamente chi è ammalato o ha bisogno del dentista, offriamo la possibilità di lavarsi, di avere vestiti puliti. Cerchiamo per loro un lavoro, una casa o dei mobili; insegniamo la lingua, spieghiamo diritti e possibilità, creiamo feste per favorire l’incontro, la conoscenza, la fede. Visitiamo i carcerati: offriamo ascolto, stima per il recupero, ci interessiamo delle loro famiglie, dei loro bambini. Ci curiamo della vita fin dal suo sorgere: sosteniamo le mamme in difficoltà perché accolgano ciò che cresce in loro. Abbiamo creato scuole, ospedali, dispensari, orfanotrofi e case famiglia. Abbiamo aperto banche per sottrarre i poveri all’usura, abbiamo lottato per la giustizia, siamo stati minacciati, colpiti e uccisi dagli stessi oppressori dei poveri. Abbiamo promosso la vita, la dignità dell’uomo; abbiamo insegnato mestieri a uomini e donne, aprendo scuole professionali e sostenendo le loro attività con centri di microcredito. Abbiamo istallato officine e aziende: lavoro, pane e dignità. Difendiamo l’ambiente e insegniamo a difenderlo. Organizziamo campi estivi per i ragazzi poveri dell’Albania. Perché il Maestro aveva detto: Amatevi l’un l’altro come io vi ho amati. Noi serviamo i lebbrosi. Sempre e ovunque”.

Ora i Frati tacciono. Hanno raccontato e la memoria ha reso presente la vita. I frati della Parola, i frati della Preghiera e i frati della Carità si abbracciano. E piangono il loro Francesco che li ha lasciati e sorridono per il loro Francesco presente nelle loro parole, nelle loro scelte, nelle loro opere. E con lui, il Cristo. Sempre e ovunque.

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