L’uomo fatto preghiera

Francesco appariva ‘uomo fatto preghiera’, perché riusciva a trasformare la sua vita in un continuo, intenso abbraccio con Dio.

Un tipo grande e un tipo piccolo, nella nebbia del mattino. Camminano e tacciono, tranne un breve augurio di pace ai contadini che incontrano ogni tanto. La strada per la Lombardia è lunga, ma il tempo non li incalza: non sono commercianti. Sono Frati Minori, due frati di Francesco d’Assisi, l’uomo che in Italia – ma ormai anche oltre le Alpi – tutti considerano un Santo. E ieri loro erano proprio con lui, nell’annuale riunione di tutti i frati che si chiama Capitolo di Pentecoste. Ora sono in viaggio, tornano nella loro Provincia religiosa. Anno del Signore 1221.

Il piccolo – un bel giovanotto di diciannove anni, di nome Leinad, figlio ultimo di un banchiere di Bolzano – sorride, nonostante il freddo e la fame. E’ arrivato all’Ordine da pochi mesi: è un novizio e, per la prima volta, ha incontrato Francesco, gli ha parlato, ne ha ricevuto la Benedizione. Il grande sorride, nel cuore, di quel sorriso. Lui nell’Ordine c’è quasi dagli inizi, ma ben si ricorda il suo primo incontro con Francesco – erano le quattro del pomeriggio! – i suoi occhi, la sua voce; e l’entusiasmo che aveva assaporato. Di nome fa Massimo e di anni ne ha quasi quarantacinque, tanti come i suoi acciacchi: vita da ladri quella dei Frati Minori, anche se è la più bella…

“Come fa a essere così… magnifico”? La domanda squarcia il silenzio. “Francesco, dico. Come fa? Che strada ha percorso? Frate Massimo, credi che riuscirò mai a stargli dietro?”. “Francesco ti risponderebbe: Chiedi a Dio di mostrarti il sentiero: non è Lui, il Creatore del mondo? Chiedi a Gesù di indicarti la meta: non è Lui, la Via, la Verità, la Vita?”.

Leinad si è incupito. “La preghiera, quindi… Frate Massimo, supponevo mi avresti risposto così. Purtroppo io… quando prego mi perdo: e non nei pensieri di Dio. Tutte le tentazioni di questo mondo mi assalgono: pensieri fantasie provocazioni – così vive e reali – occupano il mio cuore. Cerco di scacciarle e invece mi trovo a rincorrerle, a immergermi in esse. Dirompenti. Ma allettanti. Alcune di esse, mi restano nella mente, nel cuore tutto il giorno come quelle nenie che ti sovvengono all’alba e ti accompagnano fino a sera. Altre volte è la noia che mi prende, la non voglia. Allora tutte le formule, perfino la Parola di Dio – Lui, misericordioso, mi perdoni! – mi disgustano. E poi ancora le preoccupazioni più banali: riuscirò a fare questo, a svolgere quello? Infine il rancore. Con la bocca dico parole che invitano alla pace, al bene, ma dentro di me ruggisce la rabbia contro questo fratello, contro quella persona”. Tornando sereno: “L’incontro con Francesco, però, mi è proprio piaciuto… Ascoltarlo parlare. E vederlo pregare! Non pareva pregasse, sembrava un uomo divenuto preghiera… Nella mia miseria io mi perdo, ma pensare al suo sguardo… allo sguardo di Francesco… questo mi rasserena…”.

“E difatti da ieri sei contento, anche stanotte: sorridevi nel sonno”. Ora è frate Massimo che sorride. Gli piace quel giovane: così schietto, così sincero… Ed è poco più che un ragazzo: potrebbe essere suo figlio. E che coraggio! Ha abbandonato ricchezza e posizione per vestire i duri panni della prova, l’anno di Noviziato di chi vuol diventare francescano. Il silenzio è rotto ormai e Leinad aspetta una risposta.

“Non avere paura, caro fratello, delle difficoltà che ti affliggono. Per tutti, all’inizio, la preghiera è dura. E sai perché? Perché ne abbiamo un’idea distorta. E come tutte le realtà che vanno contro la Realtà, diventano faticose. Se consideri la preghiera come l’obolo che devi pagare a Dio per restare nella sua Grazia, tu trasformi Dio in una sorta di sovrano che – seduto sul suo trono – aspetta lodi e ovazioni dai suoi sudditi. In cambio distribuisce regali e favori. No, Leinad, Dio non è un imperatore e noi non siamo la sua Corte. Dio è Padre, la sua essenza è l’amore; e l’amore è relazione. Dio vuole stare con te, anzi Lui vuole che tu stia con Lui, non nel senso che tu passi del tempo in una Chiesa per lodarlo, ma nel senso che, da sempre, Dio vuole condividere con te il suo amore, la sua natura divina. Per questo ci ha creati, per questo ci ha inserito in un cammino di salvezza, quello cominciato con Abramo, con Mosè, con Davide e tutti i Profeti. E che Lui vuole continuare con te. Per questo, alla fine, Dio ha mandato suo Figlio: per mostrarci l’ampiezza, la profondità, l’altezza del suo amore, senza fraintendimenti. E la misura dell’amore di Dio per te è la Croce: Gesù muore in croce per farti sapere che non ti ha amato per scherzo. E la Risurrezione di Gesù, Leinad, non riguarda solo Gesù, ma è qualche cosa che Dio ha preparato per te, per me… per tutti gli uomini”. Frate Massimo si è infervorato: non parla ora, quasi urla. Fa così anche quando predica e Leinad è affascinato da tale metamorfosi del confratello.

“Certo, tutti gli uomini”. Massimo ha ripreso con tono più moderato, quasi avendogli letto nel pensiero. “Ma Dio non obbliga alcuno. Gesù ha detto ‘Convertitevi e credete al Vangelo’: ma non lo ha imposto a nessuno. Quando molti suoi discepoli – ricordi? dopo il discorso del pane – lo abbandonano, Lui non muove un dito per trattenerli. Ma qualcuno resta. Non che abbiano capito tutto, ma hanno intuito che la sua è una parola vera, che fa ardere il cuore, che i suoi gesti sono pieni di vita, donano vita. Ecco, Leinad, la preghiera è l’atteggiamento del discepolo che ha capito che Gesù è colui che può salvare la sua esistenza, e quindi rientra in se stesso per trovare il coraggio della sequela, per costruire in sé la forza di essere come Lui, di vivere come Lui ha vissuto, di comportarsi come Lui si è comportato, di amare come Lui ha amato. Se serve, fino alla Croce. La preghiera non è chiamare Dio a risolvere i tuoi problemi, ma ascoltare Dio che ti ama e ti fa crescere nella mente, nel cuore e nelle mani perché tu riconosca di essere grande, e sappia amare i fratelli come Gesù li ha amati. Così, se hai odio per qualcuno, non chiedere a Dio che ti tolga l’odio. Non lo farà. Ma rientra in te stesso, poniti davanti al tuo odio per quella persona, senza negarlo: ma considera al contempo l’amore di Gesù per te, riflettendo sulla sua parola – non staccarla mai dalla vita, mai – sull’esperienza dei discepoli dietro di Lui. Forse ci vorrà del tempo, ma se sarai fedele, ti libererai. Certo è Dio che opera tutto, ma Lui non fa nulla senza di te: non obbligherà mai il tuo cuore. E anche per le distrazioni, per le tentazioni, buon novizio, non averne paura. Esse non sono cose: sono pezzetti di te. Sono il tuo cuore, i tuoi pensieri, i tuoi bisogni, le tue pulsioni. Guardali in faccia. Non temerli. E non disprezzarli. Non riesci ancora a comprendere la ricchezza della tua persona. Ricorda: tutto è dono di Dio. Devi convertire il tuo cuore, non reprimerlo. Senti come detta a te la parola di Gesù a Pietro, che era spaventato per il suo essere peccatore: ‘Non temere, io ti farò mio apostolo’! Ricorda, mio buon Leinad, se la preghiera ti stanca, ti annoia, non è vera preghiera. Perché mettersi davanti a Dio, è mettersi con Lui davanti a noi stessi: per crescere nella capacità di conoscere, nella capacità di decidere, nella capacità di fare. E questo non può mai essere noioso, fastidioso, pesante. Forse Francesco ti è apparso ‘uomo fatto preghiera’, perché lui è riuscito a trasformare la sua vita – bene e male, gioia e dolore, vittorie e sconfitte – in un continuo, intenso abbraccio con Dio. E, insieme a Lui, noi cresciamo. Non trovi? Io credo sia così”.

Leinad tace. Tace e sorride.

Il sole è ormai alto e tutte le foglie ancora bagnate sembrano d’argento. Là c’è una fattoria, potranno chiedere di fermarsi a lavorare un poco e forse riceveranno qualche cosa da mangiare. Altrimenti mendicheranno… “C’è sempre la mensa del Signore!” direbbe Francesco. Poi – se li vorranno ascoltare – predicheranno il Vangelo. Infine si accomiateranno per riprendere il cammino. Potranno tacere e parlare di nuovo, e sorridere, come due fratelli…

Stampa