La vita e il cuore

Francesco ha potuto amare i lebbrosi, i suoi fratelli, tutti gli esseri umani e le creature proprio perché ha incontrato, in Cristo, l’amore di Dio per ciascuno di noi.

Il lavoro era stato duro alla fattoria. I due frati, Massimo e Leinad, avevano faticato tutta la giornata, sotto un sole che picchiava sulle pesanti tonache: un anticipo d’estate, in quel giorno di mezza primavera. I contadini li accoglievano per lo più volentieri: quattro braccia in aggiunta facevano certo comodo; e poi costavano solo un po’ di cibo. “Voglio lavorare – aveva affermato Francesco d’Assisi – e voglio che i miei frati lavorino. Solo se non ci daranno il compenso, ricorreremo all’elemosina, la mensa del Signore”. Così i due frati Minori avevano arato un orto, rabberciato un muretto di cinta, raccolto verdure, strappato erba. Per lo più in silenzio, da soli, ma a metà pomeriggio vennero a chiamarli per spostare una montagna di legna. Venti e più persone si passavano i ceppi a catena, e presto Leinad fu coinvolto nei canti dei contadini. Massimo solo taceva. Al calar del sole, i frati si erano recati al fiume: fratello Massimo si era spogliato e lavato in disparte; fratello Leinad invece – ottenuto il permesso – aveva prima nuotato nell’acqua fredda. Tornando verso la fattoria, recitarono le orazioni. Poi furono invitati per la cena: minestra, pane appena sfornato, formaggio e verdure. La padrona di casa, una donna alta alta, secca secca, insisteva perché i religiosi si servissero di più cibo. Fratello Leinad mangiò con la fame dei suoi vent’anni e di tante ore di lavoro; fratello Massimo fu più sobrio, ma accettò mezzo bicchier di vino. Poi propose ai contadini e alle loro famiglie un momento di preghiera. Quasi tutti accettarono e si diedero appuntamento dopo aver sistemato la mensa, chiuse le stalle e aver messo a letto i più piccini. I due frati si ritirarono, dopo aver ringraziato Dio e gli uomini.

“Posso disturbarti, fratello?” chiese Leinad. Occhi socchiusi, mani dietro la schiena, passo cadenzato, Massimo stava pensando. Un cenno del capo fece segno di sì. “E’ da stamani che ci penso: parlami ancora del cuore che va convertito e non represso”.

“Sì, il cuore… Sai, Leinad, che significa all’origine la parola biblica ‘conversione’? Vuol dire ‘cambiare mentalità’. Ora il nostro cuore è il luogo degli affetti, delle passioni, dei desideri, delle aspirazioni: la sede dell’amore. Che proclama la Scrittura? ‘Forte come la morte è l’amore… Se uno desse tutte le ricchezze del mondo per l’amore, non ne otterrebbe che dispregio’. Forse pensi che la mente, luogo del pensiero e assetata di verità, sia un ambito meno pericoloso. Ma pensa a che dice la Bibbia: ‘Dio è amore’. Da Lui scaturisce e ci raggiunge al centro della nostra persona: se tu lo accogli, con te – nel profondo – Dio inizia un dialogo, un legame, una crescita. Ricordati del nostro fondatore: credi davvero fosse un tipo eccezionale? Prima della conversione, intendo. Forse ad Assisi non c’era giovane più viziato e festaiolo di Francesco; forse non c’era nessuno più banale di lui. Esperienza comune, d’altra parte: il male è banale. Ma quando ha lasciato entrare Dio nel suo cuore, la sua vita è gradualmente cambiata fino a diventare un santo, cioè un vero uomo, una persona che oggi tutti considerano straordinaria. Perché ha capito. Francesco ha riconosciuto in Dio la sorgente di ogni amore e ha imparato ad amare come Gesù ‘con tutto il cuore’. Così ha amato i lebbrosi, i suoi fratelli, gli esseri umani, perfino tutte le creature. E non pensi sia stato semplice, vero? Ricorda quel che scrisse nel suo Testamento: ‘Poiché mi sembrava troppo amaro vedere i lebbrosi…’ C’è voluta pazienza e lavoro. Su di sé. Tu temi passioni ed egoismi, causa di peccato. Vorresti strapparli da te, definitivamente. O soffocarli, distruggerli. Attento: rischi di uccidere il tuo cuore. Convertilo, Leinad, lavora per cambiarlo, non reprimerlo. Pensa a Francesco, pensa all’intensità con cui ci ha detto che dobbiamo amarci. Ricordi? ‘Se una madre ama suo figlio per il legame fisico, quanto più amore ci deve essere tra fratelli resi tali dallo Spirito’.  Un amore che deve superare quello di una madre! Ci vuole un cuore grande per amare così. Certo non un cuore chiuso, nemmeno per paura. Pensa alla tua giornata oggi: il lavoro e il riposo, il silenzio e il cantare; il lavarti e il nuotare; il bere e il mangiare: sei tu, nella tua totalità, che hai vissuto. Ora, quale ambito del vivere è libero dal peccato? Non ci può essere bramosia nel mangiare, orgoglio nel lavorare, vanità nel dispiegare la nostra voce o nel tacere? O pensi che solo la lussuria del piacere disonesto sia condannata da Dio? Nemmeno la preghiera, Leinad, è al sicuro. Ricordati del Fariseo e del Pubblicano. Gesù è molto chiaro: solo la preghiera del secondo è stata accolta. Quella del primo è stata vanificata dalla superbia. Ma se tu fai spazio a Dio, se Lui sarà con te, tutta la tua vita diventerà divina: il tuo lavorare, il tuo essere fratello degli altri, e anche il tuo più insignificante gesto. Sarà un percorso lungo, forse mai del tutto compiuto. Ma imparare ad avere un cuore come Gesù, è cammino impegnativo. Ora andiamo però: i contadini ci aspettano per la preghiera”.

Leinad alza gli occhi. In cielo, è alta la luna questa sera: illumina case, alberi, volti. ‘Laudato sii, mi Signore, per sora luna e le stelle: clarite… preziose… belle’. Il cuore batte: è vivo, è pronto; e non ha paura.

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