Hanno bussato al cuore di Francesco

Per servire Dio basta aprire la mente alla sua Parola, il cuore al suo volere, le mani al suo amore che si dona e ci chiede di donarci: la famiglia, il lavoro, la fraternità, il monastero, la via stessa sono i luoghi privilegiati dove Dio può abitare con gli uomini.

Sulla fattoria si va stendendo la sera. Lampade e candele si sono spente un po’ ovunque: buie le camere dove già dormono i più piccoli, buie le stalle in cui gli animali accuditi, mangiano lentamente. Solo nel granaio la luce delle grandi occasioni: tutto è pronto per la preghiera. Uomini, vecchi e giovani da una parte, donne, fanciulle e anziane dall’altra; con quest’ultime, i bambini non ancora a letto. Un’assemblea di sorrisi accoglie i due frati Minori. Dicono gli occhi: “Siete dei nostri. Avete condiviso con noi la fatica e il cibo. Ora possiamo condividere la fede”

Frate Massimo, davanti a una grossa croce – bellissima: due rami rozzi, legati con della rafia – si concentra e sul granaio discende il silenzio. “Nel nome del Padre, del Figlio e dello spirito santo… Il Signore sia con voi… Vogliamo concludere questa giornata ringraziando Dio per la vita, il tempo, il lavoro”. Il latino non lo usa mai. Col popolo – spiega sempre a Leinad, ai suoi novizi – si parla la lingua del popolo: come Gesù, come Francesco.

Pausa di silenzio. Frate Leinad interviene: “Fratelli, ripetiamo insieme: il Signore è il mio pastore, con Lui non manco di nulla”. E la gente risponde. Poi via con il salmo. “Se dovessi camminare in una valle tenebrosa, non temerei alcun male perché Tu sei con me…”. E mariti e mogli, papà e mamme, figli e figlie rispondono. Poi i due frati cantano una lode alla Vergine Maria. “Tu sei la porta, tu sei la radice, tu sei la fonte della luce…”. Quindi Massimo racconta una pagina del Vangelo: “Mentre camminava in riva del lago, Gesù vide dei pescatori che riassettavano le reti… Seguitemi!... Lasciato tutto, lo seguirono…”. Ancora una pausa. Frate Massimo è ora in mezzo allo stanzone. Guarda gli uomini, poi le donne. Fra Leinad è l’unico a vederlo di spalle, e scorge i visi rivolti al suo maestro, che ora brevemente parlerà loro della Parola di Dio.

“Cari fratelli e care sorelle, avete sentito: il Signore Gesù non era nel deserto quando ha chiamato i suoi discepoli. No, era su una spiaggia, tra le barche e le reti, in mezzo a gente che – come voi – lavorava per vivere. E chi lo ha seguito, non era gente speciale, era semplicemente… gente, persone… come me, come voi. Anche oggi il Signore ci chiama: anche a noi vuole portare la sua parola di salvezza. E non dovete pensare che Gesù voglia che tutti diventiamo Frati minori o preti o monaci. No. Ogni vita per lui è preziosa per costruire il suo Regno, già qui sulla terra: anche la vostra”. Leinad guarda i volti dei contadini, delle loro donne: occhi, orecchi si sono fatti ancora più attenti. “Questo – Massimo riprende – Frate Francesco d’Assisi, il nostro fondatore, l’aveva capito bene: la fede per lui non fu mai un ragionamento campato per aria, ma nella sua vita concreta si è lasciato guidare dal Signore e ha individuato dei segnali che gli dicessero la sua volontà. Francesco non aveva deciso di fondare l’Ordine dei Frati Minori, ma alcuni suoi amici seguirono il suo esempio e si trovò con dei seguaci. Lo dice lui stesso nel suo Testamento: il Signore mi donò dei fratelli e mi indicò che dovevo vivere secondo il Vangelo. Lo stesso avvenne con sorella Chiara: determinatissima fuggì da casa – ben viva, per la porta dei Morti – e si rivolse a Francesco: «Voglio vivere come te, seguire Dio e il Vangelo come te, essere povera come te…». Che avreste fatto voi, di fronte a un segno così… chiaro? Per questo nacque l’Ordine delle Povere dame, anche se tanti, all’inizio, erano contrari. E dopo poco, ancora: due persone sposate bussano al cuore del Poverello. «Vogliamo seguirti, Francesco, amare Gesù con il tuo spirito, secondo le tue indicazioni…». Anche per loro, che avevano famiglia, e case e lavoro, Francesco trovò la via: fu il Terzo Ordine francescano. Capite, fratelli? Persone diverse, condizioni diverse, ognuno ebbe il suo cammino di santità. Tutti verso la stessa meta: la bontà, il bene, la salvezza… il cielo. Per servire Dio non è necessario chiudersi in convento: basta aprire la mente alla sua Parola, il proprio cuore al suo volere, le proprie mani al suo amore che si dona e ci chiede di donarci. Allora la famiglia, il lavoro, la fraternità, il monastero, la via stessa – polverosa e rumorosa, come le strade della Palestina – diventano luoghi privilegiati dove Dio può abitare con gli uomini. Viviamo bene la nostra vita, fratelli e sorelle. Questo è seguire Gesù. Il Signore vi doni la sua pace”.

Leinad vede frate Massimo sedersi: gli occhi di tutti nel granaio sono ancora puntati su di lui: l’eco delle sue parole continua a riscaldare il cuore di ciascuno. “Anche io – si dice Leinad – costruisco il Regno di Dio”. E gli sembra che la stessa cosa stiano pensando quegli uomini e quelle donne, la cui vita, fatta di affetti e impegni, il predicatore ha appena terminato di valorizzare.

Leinad intona il Padre nostro. Massimo benedice tutti. La gente ringrazia e si ritira. E’ sorta la notte: si va a dormire. Due giacigli sono stati approntati per i frati in un lato del granaio.

Sarà un sonno profondo, Leinad lo sa. Frutto del cammino col suo maestro, del lavoro con i contadini, della preghiera con Dio e i fratelli. E domani la strada riprenderà, e poi ancora il lavoro, e Dio e l’annuncio del Vangelo, i fratelli, il mangiare, l’interrogarsi… le tessere del mosaico dell’esistenza, ognuna un mattone del Regno del Padre.

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