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In ascolto

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore...” Dt 6,4
Ascoltare qualcuno significa aprirsi all'accoglienza, dedicare tempo e attenzione.
Mettersi in ascolto della Parola significa accogliere nel tuo cuore e nella tua vita Colui che l'ha pronunciata per te.

Solo l’amore

Mercoledì - XXXI settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 13,8-10 / Sal 111 / Lc 14,25-33
31me1Niente a nessuno, se non l'amore. Perché l'amore è tutto ciò che Dio vuole da noi. «Pienezza della Legge infatti è la carità», argomenta san Paolo (Rm 13,10). Il salmo echeggia lo stesso tema: «Felice l'uomo pietoso che dà in prestito. Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua fronte rimane per sempre, la sua fronte s'innalza nella gloria» (Sal 111). Il problema - per noi oggi - è che se scrivi 'amore' su Google per trovare qualche immagine lo scenario è quanto mento imbarazzante. Cuoricini, abbracci, baci, smancerie stucchevoli di ogni genere. La nozione d'amore diffusa ai nostri giorni è piuttosto emotiva ed erotica, cioè abbastanza centrata su noi stessi.

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Adesso no

Martedì - XXXI settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 12,5-16 / Sal 130 / Lc 14,15-24
31ma1«Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!» (Lc 14,15) esclama uno dei commensali di Gesù, dopo aver sentito le sue belle parole e i suoi insegnamenti. Già, «beati gli invitati alla cena del Signore» ripetiamo noi credenti nel cuore di ogni celebrazione eucaristica. Cosa potremmo aspettarci di meglio che essere invitati a cena da Dio per sempre? La replica immediata del Maestro Gesù però è graffiante, spegne i facili entusiasmi. Racconta di un uomo che organizza una «grande cena» e spedisce «molti inviti» (14,16) dicendo a tutti: «Venite, è pronto» (14,17). «Ma tutti, uno dopo l'altro» cominciano a «scusarsi» (14,18), con validissimi motivi: chi ha acquistato «un campo» (14,18), chi «cinque paia di buoi» (14,19), chi una sposa. E nessuno riesce a «venire» (14,20).

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I defunti

2 novembre - Tutti i fedeli defunti
Letture: Gb 19,1.23-27 / Sal 26 / Rm 5,5-11 / Gv 6,37-40
tutti-i-fedeli-defuntiPer un giorno. Almeno per un giorno, la morte entra in scena come porzione sacra della nostra avventura umana. Non semplicemente mostrata, non banalmente raccontata, non pavidamente camuffata e rimossa. All'ombra dei santi, festeggiati tutti insieme ieri, oggi la comunità dei credenti commemora tutti i fedeli defunti, tutti i fratelli e le sorelle la cui umanità è già entrata nella luce del mistero pasquale. Giorno di ricordi, di preghiere, di visite al cimitero, il giorno dei morti è per noi cristiani è tempo di contatto con «l'amore di Dio» che «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo» (Rm 5,5).

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Santi? Subito!

1 novembre - Tutti i santi
Letture: Ap 7,2-4.9-14 / Sal 23 / 1Gv 3,1-3 / Mt 5,1-12
santiOggi celebriamo una grande festa, in occasione della quale nessuna chiesa potrà considerarsi vuota, nemmeno quelle in cui entreranno poche persone! Perché oggi facciamo memoria della stupenda compagnia dei santi, cioè di quella schiera innumerevole di fratelli e sorelle che hanno vissuto bene i loro giorni in questo mondo e sono già entrati nel mistero della vita eterna e nella comunione con Dio. Riguardo a queste figure dovremmo forse fare un opportuno chiarimento, perché spesso di loro abbiamo un'idea un po' distorta, o almeno idealizzata. Al punto che, invece di essere i nostri compagni di strada che ci aiutano a vivere meglio, li vediamo come personaggi straordinari assai lontani dalla banalità dei nostri giorni. A partire dalla giusta intenzione di sottolinearne le virtù, corriamo il rischio di vedere la loro vita come un'irreale successione di miracoli e prodigi, trascurando quegli aspetti più ordinari della loro esperienza umana.

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Presumere

Sabato - XXX settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 11,1-2.11-12.25-29 / Sal 93 / Lc 14,1.7-11
30sa1Dopo aver dilatato il cuore verso i suoi connazionali, Paolo ammonisce i suoi fratelli nella fede, interrogandoli: «Io domando dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile!» (Rm 11,1). La preoccupazione dell'apostolo è che i cristiani, sentendosi scelti e amati da Dio, possano cominciare ad essere «presuntuosi» (11,25), dimenticandosi che Dio «non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio» (11,2). La presunzione è un brutto modo di concepirsi, che nella lingua greca trova una felice espressione: conoscersi da se stessi. Guardarsi allo specchio, potremmo dire noi oggi. Paolo invita i suoi amici credenti a non cadere in questa tentazione, proprio dopo aver conosciuto il «mistero» (11,25) del «vangelo» (11,28). Presumere significa tornare ad essere soli, non fissare lo sguardo sull'origine delle cose che ci fanno star bene. Questo atteggiamento ci spinge, presto o tardi, velatamente o esplicitamente, ad azzardare il passo verso la ricerca di un posto d'onore, dove ricevere stima e riconoscimento.

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