Voltare le spalle

Giovedì – III settimana del Tempo di Quaresima

Ger 7,23-28 / Sal 94 / Lc 11,14-23

150312 voltarelespalleTalvolta bisogna dare alle cose il loro nome. Senza esitazioni. Senza paura che l’altro si offenda o se ne vada. Mossi dalla speranza che l’amore possa —  e debba — saper dire (anche) parole asciutte e nette, indispensabili per aiutare il fratello che ci sta a cuore a maturare la coscienza di atteggiamenti sbagliati e distruttivi. Dio, lungo i secoli, non ha mai esitato a inviare profeti per questo compito ingrato e nobile. Geremia, suo malgrado, è scelto dal Signore per mettere il popolo davanti alla sua inveterata incapacità di ascolto.

Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola;
anzi procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio 
e, invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle (Ger 7,24)

Il vangelo ci racconta la stessa brutta reazione di chiusura che alcuni hanno di fronte al miracolo compiuto da Gesù nei confronti di un uomo da tempo ammutolito da un demonio. Non appena la sua bocca si riapre alla parola e alla relazione, alcuni dei presenti trovano il modo di voltare le spalle e —soprattutto — il cuore all’opera luminosa compiuta dalla misericordia del Signore.  

Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».
Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo (Lc 11,15-16)

Giunti quasi a metà del cammino quaresimale, siamo oggi posti a un incontro ravvicinato con il nostro fondamentale problema: non saper ascoltare. Sembra impossibile che proprio noi, nativi dell’era della comunicazione, abituati quotidianamente a emettere e a ricevere un mare di informazioni tramite computer, smartphone, social network, possiamo avere un problema di ascolto. Eppure è proprio così. E non è solo la Parola di Dio a rivolgerci questa ammonizione, sono anche le scienze umane e sociali, che denunciano un livello molto basso di comunicazione autentica in un tempo così ricco di tecnologia, ma così povero di umanizzazione. A causa di questa incapacità di ascolto, abbiamo anche così poche parole vere sulle labbra. Anzi, quasi nessuna.

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto.
Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare (11,14) 

Il Signore Gesù non volta mai le spalle a noi, né alle nostre più ostinate chiusure. Ci raggiunge e ci incontra là dove siamo. Dove la nostra vita magari è diventata una battaglia, una continua tentazione. E dove noi siamo immersi e ricondotti nella nostra debolezza. Ma dove ci sono —  intatte e velate —  le nostre migliori risorse, gli atti di amore grande che stiamo per fare. All’unico patto di non voltare le spalle a nessuna realtà: né la nostra, né quella degli altri. Tanto meno a quella di Dio. Le sue mani —  ci assicura il vangelo —  sono sempre pronte a compiere nuove meraviglie. A spalancarci le porte del suo Regno. 

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio
allora è giunto a voi il regno di Dio (11,20)

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