L’infinito umano

2012-02-29_infinito_umano“Ancora un minuto, solo un attimo…qui sto così bene e il mondo fuori è così…freddo…solo un altro minuto e poi mi alzerò...”… quante volte questo pensiero ha attraversato la mia mente prima di alzarmi la mattina, prima di abbandonare quel caldo e accogliente giaciglio e arrancare faticosamente per dare inizio all’ennesima giornata fatta di impegni e scadenze, di scuola e di compiti…

Avevano un bel da fare i miei genitori e gli insegnanti a dirmi che tutto quello mi sarebbe servito un giorno, non il sapere risolvere strane equazioni o citare a menadito i primi versetti di una poesia ma quella capacità, che poi è maturità, di saper fare buon uso delle proprie conoscenze per “dirigere con responsabilità la canoa della propria vita” (R. Baden Powell, fondatore del movimento scout).

Ora so che si trattava di una sorta di falsa consolazione, come se l’indugiare in quella posizione comoda potesse allontanare le responsabilità che, crescendo, ho dovuto assumere, volendole o meno… ma quanta tristezza e paura trovo in me quando scopro che lo stesso pensiero campeggia ancora oggi nella mia testa anche in altri momenti, quelli in cui mi farebbe invece comodo un po’ più di coraggio in me e nelle mie capacità, quando tempo per indugiare non c’è e le decisioni non possono più essere rimandate e mi si chiede un impegno e una capacità di scelta maggiori,più mature.

Ecco allora quanto è importante lo studio, quella sorta di circolo vizioso senza fine: permette di conoscere e sapere; e il sapere permette a sua volta di sperare che in un futuro ci saranno altre cose ancora da imparare per poter meglio capire… e così all’infinito. Idea affascinante, vero? Ma, si sa, a certi fascini si può benissimo resistere, anzi, vienecomodo farlo soprattutto quando non si vuol fare la fatica di essere protagonisti della propria vita e torna comodo il compromesso, il confluire nella mentalità comune che, come un caldo letto, ti culla e anestetizza: meno sai e meno voglia di sapere ti viene, meno conosci e più potere di decisione concedi agli altri, soprattutto a quelli che ti danno sempre ragione e non fanno mai problemi. Ma non mi demoralizzo perché per fortuna o, per meglio dire, per Grazia, mi riscopro sempre capace di guardare oltre i miei limiti, capace di non fermarmi sul mio essere uomo finito e limitato per andare verso quell’infinito mano nel quale mi riconosco figlio di Dio… quel meraviglioso dono di Dio che è la consegna dell’Uomo vero all’uomo, Dio stesso all’uomo, dato a lui nell’unica forma che poteva essere comprensibile: Gesù. Ecco trovata la formula, quasi fosse una magia, per conoscere e apprezzare quella realtà che è tutta dono e merita di essere compresa e poi amata: studiare per conoscere, per continuare a sperare nel futuro e imparare a capire... milioni di sogni, milioni di segni, per milioni di giorni ancora... ancora..

 

Milioni di giorni

testo e musica: N. Fabi

NICCOLÒ FABI, Dischi volanti 2006

 

Non c’è più tempo per aspettare
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare
Non puoi vedere solo il bene
Non puoi temere solo il male
E non confondere il mondo con una regione
Non confondere il denaro con la ragione.
Perchè mio figlio dovrà sapere
Perchè mio figlio dovrà sperare
Perchè mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora… ancora.
Non nascondere a nessuno
Il pensiero e la dignità
La minoranza non è una debolezza
La maggioranza non è una qualità
Ma la voce più convincente
È spesso quella che ti spiega meno
Perchè conforta, non ti contrasta,
ti dice solo quello che vuoi sentire.
Ma mio figlio dovrà sapere
Ma mio figlio dovrà sperare
Ma mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora…
Il tuo pensiero
La tua esistenza
L’infinito umano è tutto qui.
È tutto qui… È tutto qui…
L’infinito umano è tutto qui.
Perchè mio figlio dovrà sapere
Perchè mio figlio dovrà sperare
Perchè mio figlio dovrà imparare
A capire…
Milioni di sogni
Milioni di segni
Per milioni di giorni ancora… ancora…

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