Portare la croce

Prendere o lasciare

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

La logica evangelica molto spesso ci spiazza. Gesù ci dice che, per avere vita, dobbiamo in qualche modo morire…

Sì, è vero: per lui è stato così. Ma per noi è difficile…!
Eppure, il Vangelo non è poi così assurdo! Facciamo continuamente l’esperienza di piccole o grandi “morti” che dobbiamo affrontare, cose buone cui accettiamo di rinunciare, sacrifici - termine che ai nostri orecchi suona peggio di un insulto - che sosteniamo… per avere un vantaggio maggiore.
Gesù ci dice proprio questo: non che la vita sia solo fatica e dolore, con qualche spiraglio di luce che dobbiamo essere pronti a cogliere; ma che, per avere il massimo, dobbiamo imparare a rinunciare a ciò che conta meno del massimo.
Portare la croce significa, anzitutto, assumersi il dolore, il peso, il vuoto di quell’assenza che creiamo nella nostra esistenza per per far posto alla gioia di Cristo.

Buona Notizia: con Cristo, niente è irrimediabilmente perduto.
Conversione oggi è individuare le priorità per cui rinunciare al resto.

  

Tags: scribi, Tempo di Quaresima, Giovedì dopo le Ceneri, Lc 9, anziani, capi dei sacerdoti, croce

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