Pecore e caproni

Cartina al tornasole

«Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre».

Nella Chiesa di tutti i tempi, una delle più frequenti e striscianti tentazioni è quella di voler individuare i “buoni cristiani”, di dispensare “certificati di autentico cristiano”, in genere in base a criteri soggettivi, oppure azzardando funamboliche arrampicate sui crinali impervi della dottrina, della morale o dei precetti.

In effetti, un discrimine c’è e lo indica il Vangelo.
Gesù descrive se stesso come di un pastore che, nel suo gregge, distingue le pecore dalle capre… e questo ci dice che, innanzi tutto, la Chiesa è un gregge in cui c’è posto per buoni e cattivi, che saranno divisi solo alla fine, in base a un criterio molto semplice.
Non si tratta tanto di una maggiore o minore partecipazione al culto, né dell’appartenenza a questo o quel movimento, associazione o spiritualità; né, tanto meno, di una difesa decisa o dialogante di “valori non negoziabili”… distinzioni che pongono qualcuno “dentro” e qualcun altro “fuori”.
Ciò che permette - al Signore - di distinguere i buoni dai cattivi è la pratica dell’agàpe, dell’amore-carità rivolto ai “piccoli”… quell’amore che è proprio di Cristo: saremo giudicati su quanto, con le nostre scelte e le nostre azioni - anche inconsapevoli -, saremo somiglianti a lui.
È l’unico criterio che ci è dato: non per giudicare gli altri, ma per misurare noi stessi, quanto oggi siamo o non siamo veri discepoli di Gesù.

Buona Notizia: ci è dato un “metro” di misura per capire quanto siamo cristiani.
Conversione oggi è individuare il bene che possiamo fare ai fratelli.

  

Tags: parabola, Tempo di Quaresima, Mt 25, Tempo di Quaresima: 1 settimana, giudizio finale, pecora, capra, piccoli, opere di misericordia, agàpe

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