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Pregare

Dire «Padre!»

«Voi pregate così…».

Pregare non è facile. Ne fa l’esperienza chiunque ci provi, da quando l’uomo ha iniziato ad avere una pur vaga idea di divinità cui riferirsi.

Forse perché abbiamo a che fare con un’entità di cui vediamo le opere, ma non il viso; forse perché lo consideriamo come “Qualcuno” da un’altra parte, o “totalmente Altro” rispetto a ciò che siamo noi…
E siamo assaliti dall’imbarazzo: cosa dire? Vanno bene le formule imparate a catechismo, sebbene spesso le sentiamo lontane da noi, per linguaggio e sensibilità? Oppure possiamo “dire la nostra”, raccontare come ad un amico le cose che viviamo… con l’impressione di parlare a vuoto all’amico immaginario della nostra infanzia, oppure di “cantarcela e suonarcela da soli”?
Gesù ci dice che la preghiera non è questione di parole, ma è questione di cuore, perché abbiamo a che fare con un Dio che non è un sadico dispensatore di disgrazie da tener buono, né un esattore delle tasse che dà grazie in base a quante preghiere e candele accese riceve, e neppure un giudice implacabile e permaloso che si lega al dito ogni minima sciocchezza che fai. Dio è un Padre che sa di cosa abbiamo bisogno e desidera per noi il bene, e dà il meglio che ha, suo Figlio.
Pregare, allora, è l’espressione della relazione di amore nei confronti di questo Dio, che non desidera altro che stare con noi, amarci, da Padre a figli.

Buona Notizia: col nostro Dio non servono tante parole, ma cuori che battono.
Conversione oggi è essere, pregare e comportarsi da figli di un Dio che ci è Padre.

  

Tags: preghiera, perdono, Tempo di Quaresima, Mt 6, Tempo di Quaresima: 1 settimana, Padre nostro, parole, pagani

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