Stupendo!

fotoJaciMattia"Il mondo non è povero di meraviglie ma di meraviglia".

Riflettendo mi sono accorto di quanto sia vero, di quanto anche per me, sia difficile meravigliarmi e stupirmi per qualcosa. Perché faticare per ammirare un paesaggio? Posso vederlo da casa su Internet! Dovrei stupirmi che i miei genitori non mi fanno mancare nulla? Sono loro che mi hanno voluto, me lo devono!

Poi guardo dove sono ora: in convento, un postulante cappuccino! Qualche mese fa sarebbe stato impensabile trovarmi qui. E invece il Signore ha deciso di ribaltare la mia vita; io che all'Erasmus non ci pensavo perché stavo così bene a casa, che la messa la ascoltavo ma non la vivevo, che gli amici dovevo vederli ogni giorno…

Ora sono qui, a fare le lavatrici, ad andare a messa tutti i giorni, a vedere gli amici di sempre una volta al mese. Ma sono felice e non vorrei essere da nessuna altra parte!

Ogni giorno mi stupisco di dove sono, di dove il Signore mi ha voluto; non so perché abbia voluto me, qui e ora, non so dove mi vorrà domani, ma so che con lui non ci si annoia mai, non ci si può non stupire!

Ogni giorno mi chiede qualche sacrificio, piccolo o grande, allora mi chiedo: "Perché proprio io?"; ma la sera mi accorgo che quello che mi dona è sempre più grande di quello che mi chiede. Penso che la preghiera più bella che possiamo fare sotto Natale è "Signore, aiutaci a stupirci", incominciando dalla meraviglia di quel Dio che si è fatto piccolo e indifeso fino a nascere in una mangiatoia per amore! Come direbbe Papa Franceso: “Non lasciamoci rubare lo stupore!”.

Jacopo, 24 anni 

Lo stupore può essere un’emozione inaspettata, positiva o negativa, che ti lascia senza fiato. Quante volte mi sarà capitato? Tantissime! Ad esempio da piccolo, con i regali di Babbo Natale sotto l’albero e la scomparsa della nonna, da un po’ più grande, con la prima morosa, la rinascita della fede e la sudata laurea, o più recentemente, con la rinascita di amicizie ormai dimenticate, la scoperta della fraternità e l’ascolto della Parola di Dio.

Ma quante volte lo stupore mi ha veramente colpito in profondità, fino a raggiungere il mio cuore? Dalle tantissime passiamo a poche. Se lo stupore non entra in profondità e non mi tocca il cuore, dura poco, è una breve euforia che svanisce. Sì, mi ricordo il fatto, ma quello che ha suscitato in me è svanito. Lo stupore di essere chiamato l’ho vissuto in modo graduale lungo un percorso che mi ha portato fino all’attuale postulato a Lendinara e mi accompagna tutt’ora. Questo stupore che mi aveva toccato il cuore, e me lo tocca anche oggi, mi fa sentire di avere “trovato una perla di grande valore”(Mt 13,46).

Oggi mi capita di rimanere stupito positivamente di quello che sto vivendo. Ascoltare e meditare la Parola di Dio che, a volte, mi parla e la vita fraterna piena di diversità che, a volte, risultano essere una ricchezza preziosissima, sono due semplici esempi di come lo stupore mi accompagna.

Se lo stupore di essere chiamato non mi avesse profondamente toccato il cuore, avrei avuto la forza e il coraggio di iniziare questo cammino?

Mattia, 33 anni

 

Stampa