Social network: “spada a doppio taglio”

SocialL’uomo è creato ad immagine di Dio e la somiglianza con lui sta nella capacità di relazione. L’uomo non può vivere senza relazione, perché Dio è relazione. Sarà interessante chiedermi: come vivo la relazione con Dio, con me stesso, con gli altri? Come costruisco le relazioni? Le mie relazioni sono vere, profonde o sono delle dipendenze tossiche?
La parola relazione deriva dal verbo latino religare cioè “legare insieme”: è la capacità di creare dei legami. Creare legami, costruire relazioni ha bisogno di tempi lunghi, di presenza, di silenzi, di sguardi, di vicinanza e distanza, di aiuto, di pazienza e perdono.
Sembra che nel nostro mondo al bisogno di relazione rispondano i social network. Che cosa sono i social network così tanto frequentati da milioni di persone di tutto il mondo?

È una rete trasformata in un network sociale, luogo di partecipazione e di condivisione. Allora più che un mezzo è un ambiente, un luogo di comunicazione. Qui viene spontanea un’altra domanda: ma lo uso come un ambiente o come un mezzo? Perché se lo uso come mezzo allora per quali scopi lo uso? Per quali bisogni? Per lo studio, per l’informazione o per altro…? Da quali bisogni scaturiscono le mie ricerche e dove mi portano? Se è un ambiente… allora ne ho cura? Cosa comunico e come mi presento?
In questo ambiente , in rete, faccio tanti “incontri” perché il desiderio è “incontrare l’altro”. L’altro però ha un nome: il prossimo. Il prossimo è il più vicino che c’è, la persona che vive con me, quello che incontro, che entra nella mia vita così come è entrato nella vita del Samaritano l’uomo abbandonato a sé stesso (Lc 10,25-37).
Nella vita reale, per essere prossimo abbiamo bisogno di vicinanza e invece assistiamo al fenomeno dove la relazione spesso è sostituita dalla connessione e dove la prossimità non ha bisogno di vicinanza. Ma proviamo a domandarci: esiste una prossimità in rete? Se si, allora come la vivo? La possibilità di essere connesso e comunicare mi aiuta a farmi vicino all’altro? Che vantaggi trovo e come influisce sulla qualità delle mie relazioni?
Diceva papa Benedetto XVI parlando dei nuovi mezzi di comunicazione: “È un dono di Dio” - se lo sai usare! Perché il pericolo è di sostituire la relazione con la connessione che crea una relazione ma fragile, superficiale e troppo breve per condensarsi in legame. Essere connessi è meno costoso che essere sentimentalmente impegnati, ma noi viviamo nella realtà e nella realtà diventiamo e impariamo a essere uomini e donne capaci di creare le relazioni più o meno durevoli. I social network incarnano un’utopia: quella di stare sempre vicini. Ma l’utopia deve confrontarsi con il rischio che alla fine i computer possono isolare e dare solo una parvenza di relazione, non fatta di incontri reali.
Come allora approcciarsi all’ambiente “virtuale” come social network? Imparando, conoscendo se stessi, facendo le scelte, maturando una sana integrazione tra la vita quotidiana e le potenzialità della rete. E poi indossando una giusta armatura del discepolo di Gesù che anche nell’ambiente virtuale vive la consapevolezza di essere figlio di Dio (Ef 6,13-18).

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