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La vocazione a goderci la salute, a goderci la vita!

 

È scritto nella Bibbia, nel libro del Qoelet: «Ricordati del tuo Creatore, finchè sei giovane, prima che arrivi l’età degli acciacchi.» (Qo 12,1)

 

 

Parafrasando una antica canzone si potrebbe dire che quando si è giovani è strano pensare che la malattia venga e ti prenda per mano…quando si è giovani è normale “scoppiare di salute”!

 

Già, e la Silvia che fa la chemio a quindici anni? E la Monica con l’anoressia? E quei giovani che magari di salute stanno benissimo e si fanno scoppiare con le bombe o si spaccano il fegato con l’alcool?


 

 

Anche a fronte di queste contraddizioni mi risultano insopportabili i discorsi di certi “morti in piedi” che, con una robusta dose di invidia acida, non essendo stati capaci di godersi la propria vita e la propria salute, non riescono a gioire di fronte alla vitalità e alla salute dei giovani e “gufano” che prima o poi finirà la pacchia, che le malattie toccano a tutti e che sono tanti i giovani che stanno male…

 

Scrive ancora Qoelet (Qo 11,8-10): « Non sai come sarà il tuo avvenire. Perciò, godi la vita, ragazzo! Sii felice, finché sei ancora giovane. Fa' tutto quello che ti piace e segui i desideri del tuo cuore. Ma non dimenticare che Dio ti chiederà conto di tutto. 

Scaccia le preoccupazioni dal tuo animo e tieni lontani da te i dolori, perché la giovinezza passa presto».

La Bibbia invita questo giovane a fare quello che gli piace, a seguire i desideri del suo cuore, valutando piaceri e desideri nel dialogo sincero e responsabile con Dio, Creatore e Inventore della gioia di vivere. 

 

Per molti giovani “performanti” lo star bene in salute è una cosa ovvia, automatica, scontata, da non mettere mai in dubbio …La paura della malattia viene esorcizzata, tenuta lontana mascherandola sotto la fiction di una salute di ferro, sempre smagliante e da esibire per suscitare ammirazione e competizione. Se finisce la salute finisce il bello della vita…per cui bisogna godersi la salute finchè c’è! 

E se capita di star male un po’ basta non pensarci, basta prendere qualche pastiglia, bere un po’ di più, fumarsi qualcosa…poi passa!

La malattia in fondo è l’aspetto sporco della vita: meno se ne parla, meglio è!

 

Rimane però un dato di fatto incontestabile: anche a un giovane può capitare di vivere un stato di salute da urlo e uno stato di fatica fisica da paura. 

 

Nascono domande: che cosa resta ad un giovane che si ammala della sua vita vissuta in buona salute? Che cosa possono avere in comune una vita di salute e una vita di malattia, sperando sempre di guarire?

 

Giriamo la domanda a Gesù Cristo.

 

Nella sua visione della persona umana salute e malattia sono i due stati naturali della vita, rappresentano insieme la perfezione e la bellezza, il limite e la debolezza della natura umana. 

Il giovane sano e il giovane malato sono la stessa persona, lo stesso cuore che ha bisogno di affetto e può donare affetto.

 

La salute fa della vita una festa se insieme alla salute c’è l’amore: e se nella malattia c’è ancora amore, allora la vita non si spegne!

 

La fede in Gesù ci permette di portare frutti di amore, di gioia profonda in ogni stato della vita, in ogni momento dell’esistenza: così ha vissuto Gesù anche la sua “malattia d’amore”.

 

Gesù gode dei momenti di vita sana e piena: «…ci fu un matrimonio a Cana: …e Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli.» (Gv 2, 1-2); «…Poi è venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone…» (Lc 7,34); «Una donna che deve partorire, quando viene il suo momento, soffre molto. Ma quando il bambino è nato, dimentica le sue sofferenze per la gioia che è venuta al mondo una creatura.» (Gv 16, 21);

 

Gesù strappa l’idea che la malattia sia una punizione: «I discepoli chiesero a Gesù: - Maestro, se quest'uomo è nato cieco, di chi è la colpa? Sua o dei suoi genitori? Gesù rispose:

- Non ne hanno colpa né lui né i suoi genitori, ma è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio.» (Gv, 9, 2-3)

 

Gesù quando incontra i malati li accoglie e li guarisce: «Quando fu sera, portarono a Gesù molte persone indemoniate. Con la sua parola, egli scacciò gli spiriti maligni e guarì tutti i malati. (Mt 8,16)

 

Condividendo e prendendo su di sé tutte le nostre malattie nella sua Passione, Gesù ha dato loro un senso nuovo. 

Come ogni sofferenza, anche la malattia può assumere un valore di collaborazione con Gesù che attraverso la Croce arriva alla vittoria della Risurrezione. Gesù ci propone di investire la nostra malattia nel suo lavoro per la salvezza dell’universo!

Abbracciati a Gesù possiamo sperare di “star bene”, di continuare a ricevere e donare amore anche dentro la malattia. 

E allora il poter vivere in buona salute non viene ridicolizzato dal fatto che ci si possa ammalare, così come il vivere nella malattia non è ridicolo e assurdo se confrontato con il vivere in salute. Ricordi Papa Karol? 

Il modo con cui Gesù ha vissuto fino alla fine la sua “malattia d’amore” illumina di una gioia affascinante anche la prospettiva concreta della “malattia del tempo” che ci accompagna dal concepimento, primo nostro attimo di felicità, fino all’incontro con l’Eterno!

Lui ci guarirà dalla “malattia del tempo”.

 

Insieme a Gesù sai come sarà il tuo avvenire: perciò godi la vita, ragazzo!

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