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Ti vuole felice!

Le beatitudini sono l’espressione più chiara della chiamata alla felicità annunciata a noi da Gesù. 

Ci dicono che cosa dipingeva la contentezza sul suo volto, ci descrivono i modi con cui egli amava.

Esprimono l’invito a rimanere nella gioia profonda che viene dal saperci associati alla sua Passione e alla sua Risurrezione.

Sono le promesse “paradossali” che sostengono la nostra speranza in mezzo alle difficoltà, sono inaugurate nella vita di Maria e di tutti i Santi.


 

Tutti sentiamo fortissimo il bisogno di vivere felici. Questo desiderio dice che veniamo da Dio: lui che ci ha creati, lui ce lo ha messo nel cuore per attirarci a sé, perché lui solo lo può colmare.

Le beatitudini ci svelano la mèta della nostra esistenza, il fine ultimo cui tendono tutti i nostri gesti:

La vocazione alla gioia è rivolta a ciascuno personalmente, ma coinvolge insieme tutti coloro che credono in Gesù!

Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per indicare il contenuto della beatitudine alla quale Dio chiama l'uomo: la vicinanza del Regno di Dio (cf Mt 4,17 ) ; il “vedere Dio” ( Mt 5,8; cf 1Gv 3,2; 1Cor 13,12 ); l'entrare nella gioia del Signore (cf Mt 25,21.23 ); l'entrare nel Riposo di Dio: (cf Eb 4,7-11 ).

«Là noi riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che alla fine sarà, senza fine. E quale altro fine abbiamo, se non di giungere al regno che non avrà fine?» (Sant'Agostino, † 430).

Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, entrare in una profonda e completa relazione filiale con lui, arrivare a fare per amore le sue stesse scelte, per amarlo: questo è il Paradiso. 

Questa felicità ci rende partecipi della natura di Dio, del suo stesso modo di esistere (cf 2Pt 1,4) e della sua vita eterna (cf Gv 17,3). Con essa, ciascuno di noi entra nella «gloria» di Cristo (cf Rm 8,18), nel suo Amore vittorioso sopra ogni male e nel godimento del Mistero che stringe in un solo abbraccio la santissima Trinità.

Questa beatitudine è un dono gratuito di Dio: non è un nostro prodotto.

Questo Dio “non producibile” si offre a noi completamente nella persona fisica di Gesù perché possiamo comprenderlo e vederlo: Gesù è il volto della nostra felicità!

La ricerca di questa felicità ci spinge a fare scelte pratiche, “morali”, decisive. 

Ci insegna che la vera felicità non si trova nella ricchezza, nella gloria umana o nella presunta onnipotenza della tecnologia ma in Dio solo, sorgente di ogni bene e di ogni amore, amato e goduto nella fraternità.

 

Fra Marcello, rileggendo il Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1716-1723

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