• Home
  • Giovani
  • Per te
  • Inviteresti Gesù alla tua festa?

Rischiare oltre le parole: dalla passione di dire alla gioia adulta di mettere in pratica

C'è un tempo, Signore, in cui è troppo bello rimanere seduti ai tuoi piedi, ascoltarti, parlarti e lasciare che le tue parole insieme alle nostre diano vita a progetti di amore, ad architetture di Vangelo per noi e per il nostro mondo…

È avvincente ritrovarci a ragionare di Te con le persone che amiamo, condividere pensieri di futuro, nutrire desideri così belli che ci sembrano già realizzati, ipotesi di convivenza tra persone e popoli tanto giuste e rispettose della voglia di felicità di ogni uomo da domandarci: “Perché non è già così?”

C'è un tempo, Signore, in cui la parola ascoltata, la parola pronunciata, la parola condivisa nell’affetto e nell’amicizia sembra avere il potere di cambiare in meglio la realtà che abbiamo davanti.


 

Ma viene il tempo, viene l’ora in cui ci accorgiamo che ogni nostra parola e tutte le Tue parole manifestano il bisogno di diventare madri, ci spingono a fare qualcosa, a generare scelte che ci vedano protagonisti responsabili, che ci permettano di provocare con le nostre mani l'inizio di un processo di cambiamento della realtà.

Ci rendiamo conto, Signore, che prima di tutto non possiamo fare a meno di cambiare noi stessi, di evolvere, di crescere per poter diventare noi fattori di cambiamento per le cose e le altre persone. 

Ci accorgiamo Signore che, come i fiori su gli alberi da frutto, anche le nostre parole sono percorse dall'istinto di essere fecondate dal polline del discernimento e della decisione.

Ogni parola, ascoltata o pronunciata, matura verso il bisogno di generare una presa di posizione: diviene una scelta di coinvolgimento che può produrre anche soltanto il rumore dei passi di chi, dopo aver parlato, ascoltato, pensato, si alza e cammina in una direzione precisa, la sua direzione, scelta nel dialogo con Te.

Sì, perché Tu ci hai insegnato che il tuo Vangelo per essere goduto, per essere assaporato, perché dia gioia deve essere messo in pratica, deve passare dall'entusiasmo dei sentimenti al rischio dell’impegno con le “mani in pasta”.

Viene il tempo, Signore, in cui comprendiamo che non sono gli altri a doversi muovere per primi, che non dobbiamo più aspettare che qualcuno rompa il ghiaccio, cominci le danze.

Viene l'ora in cui, con un sorriso più maturo, ci sentiamo pronti a donarti intelligenza, tempo, mani, cuore, muscoli, piedi per fare la nostra parte con tutte le nostre forze. 

Viene il tempo, Signore, in cui abbiamo voglia di rispondere alla tua chiamata, viene il tempo in cui vogliamo decidere da che parte stare, dove spendere gli anni della nostra vita, le nostre energie e le nostre risorse.

 

È a questo punto che qualche volta ci prende la paura di sbagliare, di non fare la cosa giusta, di investire tutto noi stessi in una scelta che poi un domani potrebbe non piacerci più…

È in questa fase che si insinua il dubbio sulla nostra capacità di prendere decisioni “centrate”… 

Nello stesso tempo sentiamo fortissima la coscienza che se non impariamo a decidere rimaniamo bambini, prigionieri di un’incertezza patologica e incapaci di orientarci di fronte alle diverse possibilità che la vita ci mette davanti. 

Abbiamo imparato da Te che essere liberi deve significare saper scegliere, saper decidere.

Siamo come i fiori degli alberi: creati per generare il nostro frutto, ognuno il suo. 

Diventare adulti significa credere che, nella comunione con te Signore, noi siamo capaci di leggere quale fiore siamo e quale frutto siamo chiamati a portare. 

Ci scopriamo chiamati a scegliere il nostro modo di stare al mondo, di agire nei processi che costruiscono la storia.

Con te Signore noi vogliamo passare dalla passione di dire le parole del Vangelo alla gioia adulta di metterle in pratica, amando intensamente la responsabilità.

C’è bisogno di rispondere con il sì di un'azione all'invito di un progetto, c’è bisogno di schierarci dalla parte delle persone di buona volontà riempiendo con il nostro corpo le nostre parole, c’è bisogno di metterci in movimento incontro a te Signore che hai abitato e abiti le vicende delle persone, i loro volti e le loro richieste di aiuto. 

Sentiamo il richiamo e il bisogno di rischiare la nostra vita, di buttarci, di investire gli attimi dalla nostra esistenza, di consumarci per costruire con Te qualcosa che vada al di là di noi, che non finisca il giorno in cui il nostro corpo ci dirà che è stanco di vivere. 

Sentiamo bisogno di lanciare il nostro cuore e la nostra intelligenza al di là di noi, dove Tu sei.

Stampa