Confessarsi… una penitenza?

Gesù si alzò e le disse: “Dove sono andati? Nessuno ti ha condannata? La donna rispose: - Nessuno, Signore. Gesù disse: Neppure io ti condanno. Va', ma d'ora in poi non peccare più!” (Giovanni 8, 10-11)

 

Chiedere perdono…Dovrei farmi venire dei sensi di colpa? Non mi aiutano: mi mettono angoscia e basta. Di angosce ne ho già abbastanza! Avrei bisogno di qualcuno che mi dica la verità senza farmi sentire uno schifo, che mi aiuti a perdonare prima di tutto me stesso…Avrei bisogno, questo sì, di qualcuno che, pur sapendo tutto di me, non mi rinfacci i miei fallimenti, mi ami ancora e abbia ancora stima di me…


 

E poi di che cosa dovrei chieder perdono? Chi stabilisce quali sarebbero i miei peccati? Di gente senza peccati non ce n’è, soprattutto tra quelli che dicono di non averli e disprezzano gli altri.

Certo, se Gesù è l’esempio concreto dei gesti di amore che avrei potuto fare, allora forse di qualcosa potrei davvero chiedere perdono…

Chiedere perdono a chi? A lui, Gesù? A Dio? Solo se Dio ama le persone come Gesù, solo allora posso pensare di farlo.

Ma a cosa serve chiedere perdono a Dio? Non è un modo comodo per non prendermi le mie responsabilità? 

Quando Gesù perdonava ridava fiducia e indicava passi precisi da fare, situazioni concrete da cambiare.

Ma uno può rimediare al male che ha causato? Ormai il danno è fatto, chi è stato colpito ha già sofferto.

Se però ci fosse qualcosa da fare per rimediare, se sapessi quali percorsi nuovi intraprendere…Se Lui magari facesse quello che io non posso più fare…

Chiedere perdono allora potrebbe significare accettare lo sguardo sincero di Gesù su quello che ho vissuto, accettare di nuovo tutta la sua fiducia, credere in me come ci crede Lui!

Ma cosa c’entra Gesù con i frati e i preti? Cosa c’entra un uomo con il perdono di Dio? I preti fanno i peccati come li faccio io: in che cosa sono migliori di me per dover dire loro i miei peccati?

Pare che sia stato Gesù stesso ad affidare agli apostoli il compito di continuare a donare il suo perdono. Forse perché se lui, il prete, ha bisogno di perdono come me, può capire le mie fragilità meglio che se fosse un angelo perfetto e senza peccati. 

Se voglio chiedere perdono a Dio, me la vedo tra me e Lui solo. 

Però il prete è esterno e autonomo rispetto a me, è più “oggettivo” nel darmi il perdono di Gesù. Se me lo dice un altro, sono al sicuro dalle mie autosuggestioni positive o negative… Potrebbe essere bello sentirmi dire che sono perdonato da un'altra persona che non sono io: troppo facile accusarmi ed assolvermi tutto da solo…

Ma i panni sporchi si lavano in casa: mi vergogno a mettere in piazza le mie cose! 

Gesù leggeva nei cuori delle persone e non si è mai scandalizzato dei peccati di nessuno: come potrà svergognarmi un prete, che già deve vergognarsi dei suoi peccati?

Ma dove lo trovi un prete che abbia il tempo di confessare un giovane con calma? Di solito devi fare in fretta la “lista della spesa” per sentirti dire in fretta due parole improvvisate! 

Ci vorrebbe un prete che consideri la Confessione la prestazione “professionalmente più qualificata” tra quelle di cui è capace. Per la verità, con un po’ di fatica e di inseguimenti si riescono a trovare preti così!

Ma se poi mi trovo a dire sempre le stesse cose? A cosa mi serve il perdono di Dio se poi rifaccio gli stessi errori? 

Perchè rassegnarmi al peggio? Chi l’ha detto che devo vivere sottomesso alla legge del “tanto non ce la farò mai”? 

L’amore guarisce, l’amore aiuta a fare un passo dopo l’altro! 

Se tu Gesù sei l’Amore di Dio, allora guarisci anche me!

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