Ritiro 4-5 dicembre a Cremona

«Intelletto: vivere nella verità»

Scopriamo e invochiamo questo dono dello Spirito santo

Ritiro per giovani dai 18 ai 30 anni

 

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prima catechesi

IL DONO DELL'INTELLETTO
profondità vs superficialità, guida alla Verità tutta intera
  • L’intelligenza noi la riceviamo fin dalla nascita. Dice Gaudium et spes 15: 

“L’uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l’universo delle cose a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della luce della mente di Dio. L’intelligenza può conquistare con vera certezza la realtà, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata”.

  • C’è, oltre il dono dell’intelligenza naturale, anche il dono dell’intelligenza soprannaturale: è il dono dello Spirito santo che assume la nostra intelligenza, senza annullarla, e la porta alla perfezione, la aumenta, la fa crescere in maniera soprannaturale.
  • Nella nostra cultura fede e intelligenza spesso sono viste contrapposte (proprio ciò a cui cercheremo di dare rimedio qui). Cioè “o hai fede, oppure ragioni: se hai fede non puoi ragionare perché ti devi affidare a Dio, devi obbedire a lui, non puoi capire né devi  cercare di capire perché sarebbe come non fidarti di lui, quasi peccato” (fideismo, atteggiamento magico). Oppure, dall’altro versante: “io ragiono, non ho bisogno di dio, mi fido della mia ragione, cerco le spiegazioni della mia vita in modo comprensibile e razionale, la fede è contro la ragione, non sono mica uno scemo, un bigotto!” (razionalismo e nichilismo). Cioè la fede e la ragione sono nemiche, dove c’è l’una non c’è l’altra. Ahiahiahi! Grave errore! Sentiamo cosa dice a proposito la Chiesa (Fides et ratio 1): 

La fede e la ragione sono le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza vero la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e , in definitiva, di conoscere Lui, perché conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità di sé stesso”.

  • La verità è la realtà così com’è. (In maniera più complicata san Tommaso la definisce aedequatio rei et intellectus, cioè l’adeguazione LIBERA del mio intelletto alla cosa, alla realtà, cioè quando il mio intelletto LIBERAMENTE aderisce a ciò che c’è, alla realtà). 
  • La Chiesa ci dice che l’intelletto e la fede sono i due strumenti che il Signore ci ha dato per raggiungere la verità. Quale verità? Quella su Dio, sulla nostra identità, sul nostro futuro, sul senso della vita e del dolore, sul dopo morte… La Chiesa ci dice una cosa importante: che questi due strumenti vanno INSIEME verso la veritàFides et ratio 43: 

“La luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio, perciò non possono contraddirsi tra di loro. La fede non teme la ragione ma la ricerca e in essa confida. La fede suppone la ragione e perfeziona la ragione. La ragione, illuminata dalla fede, viene liberata dalle fragilità e dai limiti derivanti dal peccato. La fede è un dono soprannaturale ma questo non toglie la sua ragionevolezza. La fede, infatti, è in qualche modo “esercizio di pensiero”; la ragione dell’uomo non si annulla né si avvilisce dando l’assenso ai contenuti di fede.

  • La fede (o l’intelletto soprannaturale) supera la ragione, tuttavia non si oppone ad essa, anzi la suppone. Cioè se uno non ragiona non può avere nemmeno fede! La fede suppone la ragione, cioè si poggia, si basa sulla ragione. Se uno non pensa non può avere nemmeno fede!
  • A ciascuno di noi recuperare o la ragionevolezza della fede (anche di fronte a un mondo che ce la chiede) o la capacità di affidarci ad uno più forte quando la nostra ragione tocca con mano il suo limite (ma senza buttarla via).

fra Giampaolo

seconda catechesi

FRANCESCO TRA VERITÀ E PROFEZIA

 

 «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». (Mc 11,25-27)

 

  • Cogliere la verità di Dio, vedere con gli occhi di Dio (intus legere), capire Dio che ti parla (discernimento); sguardo verso se stessi, gli altri, la realtà… Dio che ne è fondamento.
  • La verità di Dio è Gesù Cristo (cf. Gv 14,6ss): diventa per Francesco motivo di gioia, oggetto di amore/devozione, modello, criterio di vita. “Fare esperienza”.
  • Desiderio, ricerca, familiarità con la Parola di Dio: FF 479-480.482

Desiderando il beato e venerabile padre Francesco, occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere del mondo che eventualmente l’avesse contaminato nel suo stare con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di raccoglimento e di silenzio, abbandonando le folle che ogni giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo. 

[…] Rimase in quella solitudine per un certo periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all’eterno Re.

Intanto studiava con tutta la sua mente e con tutto l’amore di conoscere quale modo e quale via potevano essere più adatti per raggiungere una unione ancora più perfetta col Signore Dio, secondo il disegno e il decreto della sua volontà. E questa fu sempre la sua unica filosofia, il suo supremo desiderio nel quale bruciò finché visse; e chiedeva a tutti, ai semplici come ai sapienti, ai perfetti come agli imperfetti, come poter raggiungere la via della verità e pervenire a mete sempre più alte.

[…] Un giorno si accostò all’altare che era stato eretto in quel romitorio, e vi depose sopra devotamente il libro dei Vangeli. Poi, prostrato in preghiera non meno col cuore che col corpo, implorava umilmente Dio buono, padre della misericordia e Dio di ogni consolazione (2Cor 1,3) che si degnasse manifestargli il suo santissimo volere, e perché potesse condurre a compimento quello che un tempo aveva intrapreso con semplicità e devozione, lo pregava e supplicava di rivelargli quanto gli conveniva fare.

  • Saper fare sintesi… 

“E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo”. FF 116

 - “nessuno mi mostrava cosa fare”: ecco il dono di Dio! La verità di Dio è un fare

 - cogliere la presenza del Signore e della sua provvidenza

 - da amaro a dolce (da “nemico” a fratello)

  • Frutto dell’intelletto è la profezia... cercare la verità, fare verità e testimoniare la verità (senza barare): FF 382

Il valorosissimo soldato di Cristo passava per città e castelli annunciando il Regno dei cieli, la pace, la via della salvezza, la penitenza in remissione dei peccati; non però con gli artifici della sapienza umana, ma con la virtù dello Spirito (1Cor 2,4). 

[…] Non era solito blandire i vizi, ma sferzarli con fermezza; non cercava scuse per la vita dei peccatori, ma li percuoteva con aspri rimproveri, dal momento che aveva piegato prima di tutto se stesso a fare ciò che inculcava agli altri. Non temendo quindi d’esser trovato incoerente, predicava la verità con franchezza, tanto che anche uomini dottissimi e celebri accoglievano ammirati le sue ispirate parole, e alla sua presenza erano invasi da un salutare timore.

  • FF 276: Preghiera davanti al Crocifisso

Altissimo glorioso Dio, 

illumina le tenebre de lo core mio.

Et da me fede dricta,

speranza certa e caritate perfecta,

senno e cognoscemento, Signore,

che faccia lo tuo santo e verace commandamento. Amen.

 - due richieste: illumina, dà… luce x le proprie tenebre; fede, speranza e carità (+ senno e cognoscemento)

 - non conoscenza intellettuale, ma una conoscenza “per fare”

- per fare la volontà di Dio (per realizzare la nostra felicità) serve unità/equilibrio di razionalità e cuore: l’intelletto, come dono dello Spirito santo è proprio questo, testa + cuore. Anzi un cuore nella luce di Dio e una conoscenza supportata dalle virtù teologali

- solo l’amore può tendere alla perfezione

  • FF 1187-1188 indicazioni pratiche: preghiera + pratica delle virtù + amore

La dedizione instancabile alla preghiera, insieme con l’esercizio ininterrotto delle virtù, aveva fatto pervenire l’uomo di Dio a così grande chiarezza di spirito che, pur non avendo acquisito la competenza nelle sacre Scritture mediante lo studio e l’erudizione umana, tuttavia, irradiato dagli splendori della luce eterna, scrutava le profondità delle Scritture con intelletto limpido e acuto.

Il suo ingegno, puro da ogni macchia, penetrava il segreto dei misteri, e dove la scienza dei maestri resta esclusa, egli entrava con l’affetto dell’amante.

Leggeva, di tanto in tanto, i libri sacri e riteneva tenacemente impresso nella memoria quanto aveva una volta assimilato: giacché ruminava continuamente con affettuosa devozione ciò che aveva ascoltato con mente attenta.

Una volta i frati gli chiesero se aveva piacere che le persone istruite, entrate nell’Ordine, si applicassero allo studio della Scrittura; ed egli rispose: «Ne ho piacere, sì; purché, però, sull’esempio di Cristo, di cui si legge non tanto che ha studiato quanto che ha pregato, non trascurino di dedicarsi all’orazione e purché studino non tanto per sapere come devono parlare, quanto per mettere in pratica le cose apprese, e, solo quando le hanno messe in pratica, le propongano agli altri. Voglio che i miei frati siano discepoli del Vangelo e progrediscano nella conoscenza della verità, in modo tale da crescere contemporaneamente nella purezza della semplicità. Così non disgiungeranno la semplicità della colomba dalla prudenza del serpente, che il Maestro insuperabile ha congiunto con la sua parola benedetta».

fra Carlo

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