Ritiro 12-13 marzo a Cremona

«Scienza: conoscere per vivere»

Scopriamo e invochiamo questo dono dello Spirito santo

Ritiro per giovani dai 18 ai 30 anni

 

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prima catechesi

IL DONO DELLA SCIENZA
perfeziona la fede, conosce il creato in relazione col Creatore
  • Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) 1830-1831

 La vita morale dei cristiani è sorretta dai doni dello Spirito santo. Essi sono disposizioni permanenti che rendono l’uomo  docile a seguire le mozioni dello Spirito santo.
 I sette doni dello Spirito santo sono la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide.
 Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. Rendono i fedeli pronti ad ascoltare con prontezza le ispirazioni divine. 
«Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana» (Sal 143,10)
«Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E se figli, anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rm 8,14.17)
  • «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. 

    Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.» (Is 11,1-2)

  • «Ringrazio il mio Dio continuamente per voi, per la grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché siete stati arricchiti in lui di ogni cosa, di ogni parola e scienza» (1Cor 1,4-5).
  •  «Sappiamo che l’uomo contemporaneo, proprio in virtù del dono delle scienze, è particolarmente esposto alla tentazione di dare una interpretazione naturalistica del mondo; davanti alla multiforme ricchezza delle cose, alla loro complessità, varietà e bellezza, egli corre il rischio di assolutizzarle e quasi divinizzarle fino a a farne lo scopo supremo della stessa sua vita. Lo Spirito santo, grazie al dono della scienza, conduce l’uomo a conoscere in profondità le cose e le creature, il loro fine ed il loro significato, fino a guidarlo a riconoscere la presenza di Dio nelle realtà create, nella natura e nella storia. »  (Giovanni Paolo II, Angelus 23 aprile 1989)
  • « Ricorda: la conoscenza è sempre un sentiero che ha un cuore» (Proverbio degli Indios)

fra Damiano

 

 

prima catechesi

FRANCESCO E CHIARA
conoscere Dio e il creato "con il cuore"

 

FRANCESCO

 

Cantico di frate sole [FF 263] 
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, siràno incoronati.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

 

Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 750]
In ogni opera loda l'Artefice; tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore.
Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore, e attraverso questa visione letificante intuisce la causa e la ragione che le vivifica. Nelle cose belle riconosce la Bellezza Somma, e da tutto ciò che per lui è buono sale un grido: «Chi ci ha creati è infinitamente buono!». 

 

Leggenda minore di san Bonaventura [FF 1353] 
Attraverso l'amore per l'altissima povertà, l'uomo di Dio divenne così florido e ricco di santa semplicità che, pur non avendo assolutamente nulla di proprio tra le cose del mondo, sembrava il possessore di tutti i beni, poiché possedeva l'Autore stesso di questo mondo. Infatti con l'acutezza della colomba, cioè con la penetrazione che è propria della mente semplice, e con lo sguardo puro della riflessione, egli riportava tutte le cose al Sommo Artefice e in tutte riconosceva, amava e lodava lo stesso Fattore. E così avveniva, per dono della clemenza celeste, che egli possedeva tutte le cose in Dio e Dio in tutte le cose.
Inoltre, in considerazione della prima origine di tutte le cose, chiamava tutte le creature, per quanto modeste, col nome di fratello e di sorella, considerando che, insieme con lui, provenivano da un unico Principio. Abbracciava, però, più appassionatamente e con maggiore dolcezza quelle che per somiglianza naturale rappresentano la pia mansuetudine di Cristo e la raffigurano per il significato loro attribuito dalla Scrittura. 

 

Vita prima di Tommaso da Celano [FF 458-460]
Come descrivere il suo ineffabile amore per le creature di Dio e con quanta dolcezza contemplava in esse la sapienza, la potenza e la bontà del Creatore? Proprio per questo motivo, quando mirava il sole, la luna, le stelle del firmamento, il suo animo si inondava di gaudio. O pietà semplice e semplicità pia! Perfino per i vermi sentiva grandissimo affetto perchè la Scrittura ha detto del Signore: lo sono verme e non uomo (Sal 21,6); perciò si preoccupava di toglierli dalla strada, perché non fossero schiacciati dai passanti. E che dire delle altre creature inferiori, quando sappiamo che, durante l'inverno, si preoccupava addirittura di far preparare per le api miele e vino perché non morissero di freddo? Magnificava con splendida lode la laboriosità e la finezza d'istinto che Dio aveva loro elargito, gli accadeva di trascorrere un giorno intero a lodarle, quelle e tutte le altre creature…
E quale estasi gli procurava la bellezza dei fiori quando ammirava le loro forme o ne aspirava la delicata fragranza! Subito ricordava la bellezza di quell'altro Fiore il quale, spuntando luminoso nel cuore dell'inverno dalla radice di Iesse, col suo profumo ritornò alla vita migliaia e migliaia di morti. Se vedeva distese di fiori, si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione, allo stesso modo le messi e le vigne, le pietre e le selve e le belle campagne, le acque correnti e i giardini verdeggianti, la terra e il fuoco, l'aria e il vento con semplicità e purità di cuore invitava ad amare e a lodare il Signore. 

 

 

 

CHIARA

 

Terza Lettera di Chiara ad Agnese di Praga [FF 2888-2889]
Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell'eternità, colloca la tua anima nello splendore della gloria (Cf. Eb 1,3), colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza (Cf. Eb 1,3), e trasfórmati interamente, per mezzo della contemplazione, nell'immagine (Cf. 2Cor 3,18) della divinità di lui. 
Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezza (Cf. Sal 30,20) che Dio medesimo ha riservato fin dall'inizio per coloro che lo amano. Senza concedere neppure uno sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato. 

 

Quarta Lettera di Chiara ad Agnese di Praga [FF 2902] 
Ogni giorno porta l'anima tua, o regina, sposa (2Cor 11,2) di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto perché tu possa così adornarti tutta all'interno e all'esterno vestita e circondata di varietà (Sal 44,10), e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re. 

 

Terza Lettera di Chiara ad Agnese di Praga [FF 2892]   
Sì perché è ormai chiaro che l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere (Cf. 1Re 8,27; 2Cr 2,6) il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora (Cf. Gv 14,23) e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. È la stessa Verità che lo afferma: "Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora (Gv 14,21.23)"

 

Leggenda di santa Chiara [FF 3252] 
Volgendosi poi a se stessa, la vergine santissima parla silenziosamente alla sua anima: «Va' sicura - le dice - perché hai buona scorta, nel viaggio. Va', perché Colui che t'ha creata, ti ha santificata e sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore». «E tu, Signore - soggiunge - sii benedetto, che mi hai creata».

fra Emanuele e suor Margherita

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