Sì sì, no no

2009_02-Copertina_STPGennaio-Febbraio 2009

 

Questo numero della rivista “vede la luce” in giorni sofferti che ci hanno visti testimoni di molti sì e molti no opposti tra loro, sparati da alcuni come proiettili.

Mi nascono adesso, a sangue versato, domande profonde che chiamano in causa le ragioni per cui io stesso continuo ad accettare di vivere. Credo che ciascuno di noi si stia ponendo questi stessi interrogativi cruciali e stia cercando le proprie “ragioni di vita”.

Dire sì alla vita equivale a riconoscere che essa ha un significato originale, ha un senso. Intuisco che questo significato deve coincidere con l’esigenza più profonda che sale dalla mia coscienza: provare la gioia di essere amato. Senza l’esperienza gioiosa dell’amore ricevuto e donato capisco che di me non resta niente.

Al principio di me sta il dono di una esistenza che non mi sono auto-costruito. Non posso negare di vivere in un universo che non ho fatto io. Sono stato concepito, non mi sono auto-concepito. Mi trovo inserito in una relazione con qualcuno Altro che mi ha preceduto, mi ha creato, mi ha amato e mi ha voluto.

La mia prima ragione di vita è allora riuscire a conoscere e diventare una sola carne con Colui che mi ha voluto creatura di carne. Nel dialogo con Lui, cioè nella mia prima relazione di amore, posso cercare i significati da dare ad ogni situazione che la vita mi fa attraversare.

Credo che ogni evento della mia esistenza sia una domanda a cui Dio può dare una risposta, a patto che Dio conosca la mia carne. In Gesù Cristo, Dio ha conosciuto la nostra carne.

“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”

(Vangelo di Giovanni cap, 13,1).

Accogliendo la buona notizia della mia origine di creatura chiamata dall’Amore all’amore, posso entrare nel “supermercato dei significati” e scegliere quelle ragioni di vita che mi permettono, come Francesco d’Assisi, di guardare anche alla morte chiamandola sorella.

 

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