C´è un tempo per la famiglia

C´è un tempo per la famigliaGennaio/febbraio 2008


Possiamo cambiare tutto (o quasi…) ma non il dato evidente che siamo al mondo perché altri ci hanno voluti.
Non sono stato io a decidere di venire al mondo, anche se ne sono felicissimo.
Chi sarei oggi, se non mi fossi fatto uomo in dialogo con qualcuno che mi ha voluto bene quando io non potevo volermi bene da solo?
Mi sarebbe bastato il latte (anche in polvere…) senza l’affetto di una donna per trovarmi bene nella vita?
Sarei qui io adesso senza le notti in bianco dei miei, i chili di patelli che mi hanno cambiato, le loro litigate per cercare di starmi dietro?
Anche nelle storie più ferite, ciò che ci dà un po’ di gioia è la memoria dei momenti in cui ci siamo sentiti amati gratuitamente, in modo “puro” da qualcuno.
Come sarei emotivamente diverso senza il nutrimento dell’amore stabile e continuativo dei genitori che ho avuto? Quali conseguenze ha prodotto in me e il venir meno dell’amore sincero, stabile e leale da parte dei miei genitori?
Quali sensazioni ho provato da adulto di fronte alla morte dei miei genitori?
Cosa mi rimane di loro e che cosa invece ho perduto?
Mi accorgo che il bisogno d’amore è per me come il bisogno che il cuore, il cervello continuino a funzionare anche senza che io lo chieda, anche quando io non lo comando, anche quando dormo.
Mentre mi pongo queste domande, ho la sensazione di trovarmi nella “stanza dei bottoni” dove vive il centro di me, dove batte il cuore del mio esserci come persona in questo misterioso e affascinante universo.
Devo ammettere (o, forse meglio, mi fa sentire vivo riconoscerlo) che ho imparato a gustare l’amore perché qualcuno me lo ha insegnato donandomelo all’inizio della mia vita senza farmelo pagare in alcun modo, senza che io potessi meritarmelo.
Questo amore gratuito che mi ha fatto esistere ha il volto di mio padre e mia madre: ogni evento di intesa o di scontro conferma in me la lucida coscienza di essere cresciuto in relazione con quest’uomo e questa donna.
Se oggi posso provare la gioia intensa e drammatica di voler bene a qualcuno lo devo a loro due: questo stato di fatto mi fa nascere dentro una gratitudine profondissima, che mi aiuta a perdonare anche i loro errori e le loro contraddizioni.
Al principio di me sta l’amore di mio papà e di mia mamma: da loro ho ascoltato, e poi io stesso ho scoperto, che al principio di noi sta l’Amore di Dio che ci è Padre e Madre.
La presa di coscienza del mio essere nato dall’Amore mi fa sperare di poter essere destinato all’Amore, attraverso la vocazione alla paternità e alla maternità, in tutte le loro espressioni umane.
E tu…?
fra Marcello

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