Cosa vuoi che io faccia?

Cosa vuoi che io faccia?Aprile/maggio 2007

[…] Un’altra notte, mentre dorme, sente di nuovo una voce, che gli chiede premurosa dove intenda recarsi. Francesco espone il suo proposito, e dice di volersi recare in Puglia per combattere. Ma la voce insiste e gli domanda chi ritiene possa essergli più utile, il servo o il padrone. «Il padrone», risponde Francesco. «E allora - riprende la voce - perché cerchi il servo in luogo del padrone?».
E Francesco: «Cosa vuoi che io faccia, o Signore?» «Ritorna -gli risponde il Signore- alla tua terra natale…» (2 Celano II, FF 587).
La domanda finale nasce nel corso di un dialogo con il Signore, che un poco per volta si fa conoscere e propone cose da fare.
Francesco conosce questo misterioso Signore non discutendo con lui di questioni astratte ma confrontando i propri progetti con gli esperimenti di vita che Dio gli suggerisce. E dal confronto Francesco passa con entusiasmo alle “prove di laboratorio”, alle prove di vita.
Sperimentare nella vita ciò che il Signore gli propone: ecco il criterio di verità, potremmo dire il criterio di felicità che Francesco adotta.
Francesco stima Dio come il confidente più sincero e affidabile con il quale tracciare il percorso della propria felicità.
Si sente provocato al dialogo con lui, ci sta ad aprire i suoi progetti, percepisce il fascino delle proposte che il Signore gli fa, anche se sono l’opposto del suo sogno di diventare un guerriero che avrebbe cambiato la storia con la forza delle armi…
C’è quindi un legame circolare profondo tra le domande “Chi sono io?”, “Chi sei tu?”, “Che cosa vuoi che io faccia?”.
Questa stessa vicenda di dialogo nel discernimento è stata vissuta da Maria di Nazareth, la giovanissima mamma di Gesù.
La vediamo raffigurata nell’icona del Crocifisso di San Damiano sotto il braccio destro di Gesù. Il suo volto, rivolto verso Giovanni, risplende di una tenerezza indicibile e sorride dolcemente. Maria, mentre con la mano destra indica Gesù, esprime la sua ammirazione davanti al mistero della croce gloriosa portando la mano sinistra davanti alla bocca.
Alla domanda pratica di Maria “Come è possibile?” possiamo affiancare quella altrettanto pratica di Francesco “Cosa vuoi che io faccia?”
Due giovani che hanno amato la loro vita impastata di realtà, hanno accettato di confrontarsi con l’amore più grande, con Dio per arrivare a fare, a provarsi, a rischiarsi nell’esperimento della loro esistenza.
Il risultato è stato per entrambi una vita spesa con passione, con trasporto, con la gioia adulta della responsabilità! Anche se Francesco non approverebbe di essere anche solo paragonato alla Madre del suo dolcissimo Gesù…
In questi santi e gioiosi giorni di Pasqua ringraziamo il Signore che ha “passione” per il dialogo con noi e ci provoca a “fare Gesù” nei giorni della nostra esistenza!
Buon tempo pasquale!


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