Parola

ParolaMarzo/aprile 2006

Bisogna essere in due a parlare.
dev’esserci un orecchio che oda;
dev’esserci qualcosa che ti lasci parlare.
Gibran

Eleganza di una mano che con fatica, ma sicura, scrive pensieri di una vita. Potenza della ricerca che impugna qualsiasi cosa per lasciare traccia. Sono tante le parole dei piccoli, poche quelle dei vecchi, misurate quelle degli adulti e sempre all´eccesso quelle dei giovani. Ma le parole degli innamorati…
Ogni parola, di quelle dette per dire qualcosa, racconta molto più del suo significato immediato; quasi una “confessione” in cui dico chi sono. Anzi la parola mi costringe a dire chi sono e cosa penso, fino a dire chi sono anche quando, nella falsità, non dico cosa penso.
Ha il potere di metterti a nudo la tua stessa parola e… ciò che è detto è detto, a disposizione di chi ti ascolta per amarti di più o per farti del male. Lascia un segno che solca l´orizzonte della nostra identità, come un aratro che lentamente affonda nella terra.
A se stessi, al cielo, al vento, a un tu, la parola è sempre rivolta a qualcuno. Sì, perché deve esserci qualcuno che chiede di te, per far nascere la parola dentro di te e deve esserci uno spazio perché questa possa uscire da te.
Ogni parola ha un luogo in cui viene detta e nel venir pronunciata contribuisce a definire i contorni di quello spazio: urlo rabbioso o lieve sussurro. Per la verità ci sono parole che non hanno un luogo: le più disperate, quando non si sa più neppure chi imprecare. Ma ci sono anche parole capaci di trasformare un luogo di dolore in orizzonte di speranza, proprio perché ascoltate, quasi attese, desiderate.
“Quando pregate dite: Padre…”.
fra Daniele


In questo numero:

La parola: un grande tesoro (Luca, 24 anni)
Uomini di parola (Ivo Lizzola)
Le parole che vorremmo dirti (fra Marcello Longhi)
"Hanno bocca e non parlano" (fra Paolo Corradi)
Del parlare di Francesco (fra Paolo Giavarini)
percorso "Chi sei tu?"
Radio Missione Francescana (intervista a fra Gianni Terruzzi)


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