Ahi, ahi, che male!

Di fronte al male

L’indurimento del cuore, la mancanza di fede, la presunzione di poter liberamente disporre della propria vita, è peccato: chiude al dono gratuito della salvezza, a riconoscere la bellezza di Cristo.

pag13-shutterstock_48083263_20Viviamo in una società in cui è in grande crescita la “cultura dell’innocenza”, che mette in crisi il senso del peccato. 

In questi primi mesi di ministero sacerdotale, ho avuto modo di constatare come la secolarizzazione riesca sempre più ad affermare un disinteresse del divino: però il mondo senza Dio diventa un mondo senza peccato poiché la percezione del peccato è possibile solo nello «stare davanti a Dio». In questo clima, non riuscendo più a spiegare il male presente nel mondo come conseguenza della propria responsabilità, molte persone lo attribuiscono alla presenza di forze oscure non dominabili e invincibili e ciò provoca sentimenti di passività e di rassegnazione. 

Per molti il peccato è considerato indispensabile affinché l’uomo scopra la propria povertà e si apra alla ricezione della grazia. 

Ma è veramente necessario commettere il male per poter poi conoscere il bene? Oggi certe azioni sono ritenute un male perché offendono la nostra coscienza o causano violenza agli altri uomini, ma poco importa se offendono Dio e vanno contro la sua legge! Diventa sempre più impegnativo spiegare che il peccato è primariamente l’indurimento del cuore, la mancanza di fede, la presunzione di poter liberamente disporre della propria vita, che ci impedisce di venire a Dio per ricevere il dono gratuito della salvezza, che ci rende ciechi cioè incapaci di riconoscere la bellezza di Cristo che è venuto per salvare l’uomo dal peccato e dalle sue conseguenze. 

Ogni volta che siamo tentati di chiudere un occhio sul male dobbiamo ricordarci che il peccato è il nostro peggior nemico, che vuole impedirci di fare la volontà di Dio. È l’obbedienza a Dio che dimostra la realtà della nostra fede, mentre il peccato ci porta a ad opporci al disegno divino. 

Certamente, anche un vero credente può cadere ma c’è una grande differenza fra cadere e camminare nel peccato. Chi nella fede, cercando di rimanere in piedi, inciampa e cade, rimane lo stesso responsabile della sua azione, ma non è la condizione in cui vive e per questo ricerca con tutte le forze come uscirne e ritrovare la via della santità. 

Ecco allora il sacramento della confessione, che mi ha visto sia in veste di peccatore che in veste di ministro di Cristo e strumento della sua misericordia: se riconosciamo la responsabilità della nostra azione e accettiamo la colpa, se  confessiamo sinceramente i nostri peccati, Dio ci offre il suo perdono e opera in noi per santificarci e farci crescere

La conversione è proprio fare ritorno a Dio, volgere le spalle agli idoli morti che ci hanno ingannato, dire il nostro sì incondizionato al Dio della vita e della storia. 

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