Ahi, ahi, che male!

Una presenza reale?

Il male è una “privazione del bene” ed appare non tanto come “qualche cosa”, piuttosto come una “mancanza”: non “presenza reale” bensì una “assenza” di quel bene che è la vera sostanza della vita.

pag12-shutterstock_11019586_20Siamo sempre un po’ imbarazzati quando si tratta di parlare del male, di che cosa sia e di perché ci sia nella vita dell’uomo, della società e del cosmo. Se il nostro cuore è fatto per il bene, per la felicità e per la pienezza, e se Dio stesso si è rivelato come amore e misericordia, perché esiste il male? Possiamo dire che il male è davvero una presenza reale nella nostra vita?

Qui dobbiamo considerare alcune cose molto importanti: anzitutto, la rivelazione ebraico cristiana ci illumina quando dice che il male non è un principio uguale a Dio; non c’è che un solo Dio. E Dio è luce, in lui non ci sono tenebre.

Il male può essere sperimentato come potente nella nostra vita, ma non è onnipotente. Dio è più forte di ogni male ed in Gesù Cristo ha realizzato per noi la salvezza sulla morte e portato a compimento il disegno di fare di noi suoi veri figli, chiamati alla pienezza del bene. In tal senso, se Dio permette il male è per poter realizzare e mostrarci un bene ancora più grande.

In questa prospettiva si può capire perché la tradizione cristiana, soprattutto quella che si riferisce a sant’Agostino, ha parlato del male come di una “privazione del bene”. Esso appare non tanto come “qualche cosa”, piuttosto come una “mancanza”. In tal senso il male non sarebbe una “presenza reale” ma piuttosto una “assenza”, assenza reale di quel bene che è la vera sostanza della vita.

La possibilità del male ci fa comprendere il carattere drammatico della vita umana, l’importanza della nostra libertà e della nostra responsabilità. Infatti, la libertà dell’uomo, fatta da Dio, sommo bene, per aderire alla sua volontà in ogni circostanza della vita, è esposta alla tentazione di chiudersi in se stessa e di scegliere il male. Anzi, la stessa storia dell’umanità è segnata dal tentativo dell’uomo di farsi lui “dio”, che in realtà ci rende schiavi.

Il male, che ha la sua origine, come dice san Giovanni, in colui che “dal principio è peccatore” (1Gv 3,8), vive in noi come un parassita, tende a consumare le nostre energie che invece sono fatte per il bene. Del resto noi lo sperimentiamo nella nostra vita: quando la nostra libertà pecca e viene ferita dal peccato, allontanandosi dal bene, non basta che ci sforziamo di guarire attraverso una nostra cura volontaristica, cercando di rimediare con le nostre forze. Gesù dice nel Vangelo: “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” e pertanto non ci si può liberare da soli. La nostra libertà ferita si manifesta debole, incapace di risollevarsi con le proprie forze. Per questo Gesù aggiunge: “se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8,34.36). 

Allora la nostra vita, per vincere il male deve aprirsi alla grazia di Dio. Questa grazia nella vita di ciascuno di noi è sempre una “presenza reale” che non viene mai meno e che ci permette di ricominciare sempre.

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