Ahi, ahi, che male!

Visto da me - «Che peccato!»

Il peccato che compio chiude, piano piano, tutte le porte da cui poteva entrare il bene.

pag09-shutterstock_58295188_20Quante volte mi è capitato di sentirlo dire o di pensarlo. È una frase che scappa tutte le volte che perdo un’occasione o che un progetto a cui tengo fallisce. Non importa se le intenzioni sono oneste o maliziose: quando desidero qualcosa nella mia mente, appare giusta per me e tanto basta. Sarebbe ingenuo non riconoscere che questa descrizione calza a pennello per il male. Spesso il peccato mi piace, lo inseguo per questo. Il problema, però, è che quando le azioni sono dettate dall’amore mi avvicino ad una soddisfazione profonda, mentre perseguendo un obiettivo non proprio pulito mi allontano da Dio.

A livello pratico, sembra che non ci siano conseguenze; tuttavia il mio modo di pensare cambia subito. Mi viene in mente che, nel mio caso, il mio comportamento non è un vero peccato. Sono abbastanza brava da scegliere da sola ciò di cui ho bisogno, e poi, se sto bene compiendo il male, Dio non mi serve. A questo punto, non mi interessa più se ciò che faccio è sbagliato: una volta che sono diventata giudice di me stessa sono anche pronta ad auto-assolvermi per ciò che mi fa sentire in colpa, senza rendermi conto che il male sta scavando dentro di me un buco che non so gestire.

«Ma in fondo che male c’è? Sono fatti miei!». Ecco che ci sono cascata in pieno: il punto è che sono proprio fatti miei! Ho delle responsabilità verso me stessa e verso gli altri: la felicità di chi mi sta intorno dipende anche da me e la mia serenità va coltivata con strumenti adeguati. Il peccato che compio invece chiude, piano piano, tutte le porte da cui poteva entrare il bene. Se do corda al male, non mi accorgo di quanto mi influenzi giorno per giorno: mi dissuade quando posso fare una buona azione e mi impigrisce quando potrei dire una piccola preghiera; nel rapporto con gli altri mi isola dalla vera percezione delle cose, fino ad allontanarmi da me stessa. Mi consola pensare che tutti fanno esperienza di questa condizione. Persino i santi non sono persone che non sbagliano mai, ma semplicemente vivono con il cuore libero di chi sa di essere amato. Imparano ad amare a loro volta lasciandosi guidare da Gesù e conquistano la sensazione invidiabile di essere pienamente realizzati. Considerando la loro esperienza, mi sento meno divisa tra il peccato che mi attira e il cammino di amore che mi offre Dio. Quando finalmente lascio entrare il perdono, le porte chiuse dal peccato si riaprono e la luce illumina di nuovo le stanze del mio cuore. I miei pensieri tornano a respirare aria pulita e sento riemergere una parte di me che prima si nascondeva. Perdersi un’occasione simile è… un vero peccato.

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