Ahi, ahi, che male!

Come Francesco - Il padre delle misericordie

Peccato è ciò che distoglie il cuore dalla realtà e dalla carità, ma al contempo è l’occasione per incontrare la misericordia di Dio e imparare a “usare misericordia”.

pag04-05Gamba_Chiara_cuore_illuminatoCapanne di frasche e graticci di paglia. A centinaia, migliaia: ormai lo chiamano “Capitolo delle stuoie”. 

È l’annuale incontro di noi Minori, i seguaci di Francesco d’Assisi: tutti attorno alla culla della fraternità – Santa Maria degli Angeli – per stare insieme, pregare, decidere e poi partire di nuovo per le nostre Province. 

Noi che siamo con lui dagli inizi, abbiamo visto crescere la riunione nel tempo: quest’anno siamo più di duemila, da diverse parti d’Europa. E - mai come stavolta - sono emersi problemi e questioni complesse, persino avvisaglie di scissioni: non troveremo facili soluzioni. Ma ora uno dei momenti più attesi: Francesco dialoga con gli ultimi entrati, giovani frati che l’hanno visto per la prima volta proprio in questi giorni; da sempre lui dedica loro la mattina del penultimo giorno. Tutti siamo presenti, ma solo i giovani intervengono: come passeri impazziti, nugoli di domande ingenue, irriverenti, scontate o profondissime: «Com’era la tua vita prima? Cavalcavi? E’ vero che sei stato in guerra? E anche in prigione? Eri ricco? Andavi a ragazze? Ti sei mai innamorato? Che cos’è per te la preghiera? Riuscirò a essere fedele? Che pensi degli studi?…».

Francesco li guarda sorridendo appena.

«Il Signore così diede a me, fratello Francesco, di iniziare a fare penitenza, poiché, essendo nei peccati, troppo mi sembrava amaro vedere i lebbrosi…Davvero, fratelli carissimi, fuggivo alla loro vista. Ero nei peccati, figlio di una società peccatrice che – centrata solo su denaro, potenza e onore – non poteva vederli, i lebbrosi.

…e lo stesso Signore mi condusse in mezzo a loro e feci misericordia con loro. Il Dio delle misericordie me li ha regalati: oltre paura e schifo, li ho lavati nutriti serviti. Pazzo diceva la gente… e folle mi sentivo anch’io, quando ripensavo a me stesso prima di quella scelta.

E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi si trasformò in dolcezza d’anima e di corpo. Come dirvi che è successo? Sono stato cambiato… La misericordia ha mutato il pensiero, il cuore, le mani e ciò che aborrivo si trasformò in desiderio. Certo… nemmeno la voce del Cristo avrei sentito, se non mi fossi aperto alla misericordia».

Poi tacque. Noi che eravamo con lui l’abbiamo visto alzarsi. Un’ultima domanda lo ferma: «Tutto risolto da quell’incontro?».

Francesco, piano, si volta. Ha il volto teso dall’impegno.

«Hai capito!» afferma. «Oggi, essendo io nei peccati, mi sembra troppo amaro affrontare le questioni, i problemi, le divisioni di questa fraternità. Ma il Dio delle misericordie, mi conduce in mezzo a miei fratelli e voglio usare loro misericordia. E che l’amaro, mi venga trasformato ancora in dolcezza dell’anima e del corpo».

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