Casa, dolce casa

L’amore e la differenza

Per formare una famiglia non servono “anime gemelle”; sono invece essenziali “corpi differenti”, che rendano possibile il dono reciproco tra le persone.

pag12 shutterstock 80665327 20Il matrimonio e la famiglia sono una realtà basata sulla natura o sono costruzioni culturali che si possono modificare nel tempo? E che cosa ci dice Dio nella sua rivelazione riguardo all’amore tra l’uomo e la donna? Queste domande sono molto importanti soprattutto oggi, nel “postmoderno” dove i legami tra le persone appaiono sempre di più “liquidi” e le identità “fluide”. 

Il tema in questione è uno di quelli che permette meglio di vedere l’intreccio tra il dato antropologico e la Parola di Dio. In effetti proprio la Sacra Scrittura ci parla con tanta chiarezza quando afferma che Dio stesso crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, “maschio e femmina” (Gn 1,27). Nel secondo racconto della creazione, poi, si afferma che “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,24). Gesù riprende quanto detto nel Primo Testamento ed aggiunge: “Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mt 19,5).

Il Signore Gesù ha portato a compimento questa realtà, iscritta nella creazione, nel dono sponsale che ha fatto di se stesso alla Chiesa, come sua sposa, ed in essa a tutta l’umanità. In tal modo Gesù ha riaffermato la bontà della creazione ed ha indicato come il matrimonio tra l’uomo e la donna si trovi al cuore del disegno di Dio, che è un disegno di amore. 

Infatti, proprio nella famiglia veniamo introdotti a scoprire cosa sia l’amore. Qui infatti scopriamo che perché ci sia amore ci deve essere innanzitutto la differenza: tra l’uomo e la donna questo dato si manifesta in modo eclatante. L’amore esige l’alterità, altrimenti il “tu” diventa la proiezione della propria immagine e smette di essere reale. 

Inoltre, l’amore chiede il dono di sé all’altro. E il dono di sé non è vero se non è “per sempre”. Infatti il dono “a tempo” non sarebbe un dono “totale”.

Infine la reciprocità del dono chiede la fecondità dell’amore che assume concretamente il volto del figlio che nasce e che chiede di essere accolto. Infatti, senza l’apertura feconda, l’io-tu soffoca e l’amore regredisce a “egoismo a due”. L’amore è per natura sua generativo. 

Così ogni figlio nel tempo prende coscienza di essere frutto del dono reciproco tra persone differenti: la madre e il padre. A sua volta imparerà che anche la sua vita è fatta per essere donata.

Per questo, per formare una famiglia non è necessario avere “anime gemelle”. Piuttosto sono essenziali “corpi differenti”, che rendano possibile il dono reciproco tra le persone. Così nella reciprocità feconda tra l’uomo e la donna si può “rispecchiare nel mondo la comunione d’amore che è in Dio” (Mulieris Dignitatem 7).

Stampa

Fotografie immagine di pagina 5 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.