Ne vale la pena

Chi te lo fa fare?

Questo è il senso del mio sacrificio: è una "rinuncia-per"...
tutto è reso nuovo in Dio; e ciò che si reputerebbe amaro non è altro che dolcezza.

pag13_shutterstock_2317987_30“Questo solo io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita”(cf. Sal 26,4). 

L’amore è il perno di tutta la mia vita! Tanti aspettano il grande amore per compiere passi decisivi, per progettare un futuro di pienezza. Il mio grande amore? Dio.

Ma ciò non sarebbe vero, se prima non dicessi a gran voce che io sono la sua grande amata ed è in virtù dell’amore ricevuto e riconosciuto, amore non scritto sulla sabbia, ma sulla roccia - direbbe qualcuno - che rispondo con la mia vita. 

Sulla roccia del suo amore e della sua fedeltà, che quotidianamente sovrabbonda nelle mille situazioni concrete, prende forma la mia nuova esistenza, che vuole farsi dono secondo il commovente esempio di santa Chiara.  Uso il termine “commovente” perché mi commuove profondamente questo grande tesoro, ora anche tra le mie mani, che è la sua Forma di vita: vivere il santo Vangelo con tutta se stessa… cioè vivere Gesù Cristo sempre e con ogni fibra dell’essere. Vita di sequela del Cristo povero e crocifisso, strada che porta a Gerusalemme, per restarci, morire e rinascere a vita nuova.  È un’espressione forte: rinunciare alla vita, ma “per”… renderla sacra. Ecco, allora, il senso del mio sacrificio: tutto è reso nuovo in Dio e ciò che si reputerebbe amarezza non è altro che dolcezza. Dopo qualche giorno in monastero verrebbe da chiedersi: «È tutto qui?». La possibilità nuova di risposta che Dio dona è: «Sì, tutto è qui!».

L’essenzialità di vita monastica, che sembra ridurre le possibilità, le potenzialità… per cui ci sono spazi limitati, uno scorrere del tempo cadenzato, l’uso oculato dei beni, un modo nuovo di vivere le relazioni, ecc… non fa altro che mettere a fuoco la vita in profondità, come al microscopio, per scoprire l’inedito, per gustare inaspettati sapori, ascoltare suoni armonici, veder brillare luce ovunque. Miracolo? Si, questo miracolo ha sempre lo stesso nome del grande amore: Dio. Abitare tutti i giorni nella casa del Signore, ma con chi? Con il suo Corpo vivo e vero! Un altro miracolo? Sì: le sorelle, che come Maria sono “tabernacoli d’eterna gloria”. 

Stupore è in me, perché sempre più i miei occhi scorgono e riconoscono il volto di Cristo in questo centuplo che Dio, promettendo, mi ha donato… io che avevo solo un fratello, ora ho un gran numero di sorelle! Infinite sono, allora, le possibilità e la creatività che ne può scaturire perché il vero nucleo dell’esistenza è la relazione. E Dio stesso, Trinità, ce lo mostra chiaramente. 

Cito creativamente: “vi sono ancora molte altre cose che si potrebbero scrivere…”, ma come racchiuderle in lettere e punteggiatura? 

Tutto ciò non è un bel racconto: è la mia vita! 

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Fotografie immagine di pagina 5 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.