Ne vale la pena

Dare la vita: per i propri amici?

Scritto da fra Paolo Martinelli  docente di teologia presso l’Università Gregoriana e presso l’Istituto Francescano di Spiritualità di Roma.

«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». (Gv 12,24)

pag12_shutterstock_67818976_21Non ci si abitua mai alla espressione commossa di Gesù nei discorsi dell’addio, che troviamo nel vangelo di Giovanni: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).  Questo amore, tenero e forte, è fonte di continuo stupore, perché eccede ogni misura e ogni calcolo. L’amore trova qui la manifestazione della sua concretezza: dare la vita. Non qualche cosa, un po’ di tempo. La misura dell’amore è non avere misura. L’amore “tutto sopporta”, si dice nell’inno alla carità (1Cor 13); l’unica cosa che non sopporta è che gli vengano messi dei freni e dei limiti. L’amore ha in se stesso il ritmo del crescendo. L’amore non è un vago sentimento, ma un fatto sconvolgente, indomabile di fronte ad ogni logica.

Dio in Cristo si è mostrato come amore incondizionato. Nell’Eucaristia e nel mistero pasquale, l’amore trova la sua ultima descrizione nel dare la vita per gli altri dentro un movimento di profonda commozione: possiamo ben immaginarci con quale intensità Gesù avrà pronunciato quelle parole, poco prima di morire sulla croce!

Infatti, che cosa porta Dio a creare l’uomo e, quando l’uomo si dimentica di lui, ad entrare nella storia e morire per tutti? Dio dona se stesso, commuovendosi per il nostro nulla e per il nostro peccato che ci trascina verso la morte. C’è uno struggimento nel cuore di Dio per la sorte di ogni persona che lo porta ad entrare nel mondo e a sacrificare se stesso per noi.

Qui sorge un’altra considerazione: dare la vita “per noi”. Chi sono questi “noi”? “i propri amici”, dice il Signore. Gesù ci chiama amici. Chiama “amico” anche Giuda! Che strani amici che ha Gesù! Amici che lo dimenticano, che fuggono via, che lo tradiscono e lo rinnegano, lasciandolo solo. 

Questo enigma ci viene chiarito da san Paolo in un passaggio mirabile della lettera ai Romani: quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,6-8). Cristo ha dato la vita per noi, per i molti, per tutti “gli empi”. È proprio con il sacrificio della sua vita che ha reso tutti noi suoi amici, mentre di per sé saremmo solo peccatori, “empi”. 

Gesù dà la vita per quegli amici, che in realtà sono nemici a causa del peccato. Proprio questo è il miracolo dell’amore. Il dono della sua vita ci rende amici, rende i nemici suoi amici. È questo che fa la differenza cristiana.

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