Ne vale la pena

Come Francesco - Misericordia io voglio

Io voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti. (Os 6,6)

pag_05-GAMBA_abbraccio-tra-CHIARA-e-GESU«Io ti ordino, per santa obbedienza, di andare a predicare in san Rufino. E non solo parlerai, ma ti presenterai senza saio, nudo tranne le brache». Francesco ha parlato. Risate tra i fratelli ma subito è silenzio duro. Gli occhi volgono a terra, nessuno fiata. Noi che siamo con lui dall’inizio, mai l’abbiamo visto così gelido. Francesco, labbra serrate, guarda fratello Lucino. E lui, volto impaurito, scruta fratello Francesco. «La tua vergogna ad annunciare la conversione nasconde superbia. E di tale vizio immondo, questa sera, adesso, ti emenderai. Sacrifica il tuo orgoglio! Va’. Ora!».

Si spoglia, Lucino, deponendo cingolo e saio. E correndo si sottrae ai nostri sguardi. Ma a noi sembra di vederlo: percorre boschi e campi e sale verso Assisi, entra in città e subisce scherni di monelli, strilli di donne, fino alla piazza e poi sulla destra, verso il duomo e lo raggiunge e varca la soglia tra gli sguardi increduli delle persone al Quaresimale; sale paonazzo all’altare e cerca di predicare, di dire parole tra le risate e le urla dei fedeli, trasformati dall’evento in ridanciani sguaiati, in umilianti dileggiatori.

«Che ho fatto… che ho fatto…!». Francesco rompe l’imbarazzo comune. Noi che siamo con lui, lo vediamo alzarsi e spogliarsi sotto i nostri occhi e poi correre verso Assisi, verso Lucino. Pur allibiti, lo seguiamo, standogli dietro a fatica, anche noi per boschi e campi e poi strade e vie e piazze fino a san Rufino e poi dentro. Ora le grida sghignazzanti le sentiamo davvero: tutti sbeffeggiano il frate e lui supplica di ascoltarlo, implora…

Francesco è sull’altare. E abbraccia il confratello, gli chiede scusa dell’umiliazione imposta, gli fa forza; anche lui si rivolge alla folla per chetarla, almeno un poco: «Vi prego, fratelli, ascoltateci…».

Ma nulla, la gente sembra in delirio: venuti in chiesa per sentire la predica, si sono ritrovati a una farsa; e i pazzi in mutande adesso sono due: doppie le battute, doppio il divertimento, le urla, le risate. 

Scende Francesco, raggiunge il grande crocifisso lì accanto, lo solleva e lo porta sull’altare. Poi un tuono: «Deridete lui, fratelli, anche lui è senza vesti!». È un attimo, un miracolo. La folla si blocca, ristà in silenzio. E i due frati possono parlare del Dio incarnato, nudo a Betlemme, nudo sul Calvario, quel Cristo che ha sacrificato la sua divinità per essere come noi, piccoli e poveri.

In ginocchio Francesco chiede il perdono di Lucino, tutti quello di Dio. La luna in cielo risplende su quel lembo di terra resa sacra dall’umiltà, dall’amore fraterno.

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Fotografie immagine di pagina 5 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.