Fuori il nome!

Missione Belem

Se vuoi conoscere la Missione Belem e le sue attività, visita il sito www.missionebelem.com

pag15 IMGP8489Scagli la prima pietra chi davanti a situazioni difficili non ha gridato «Dio, dove sei?», come se fosse lui ad essere andato lontano, ad essersi nascosto, ad essere indifferente, ad essere cinico…

Anche noi missionari, a volte viviamo questa situazione, quando davanti ad un oceano di necessità ti senti una goccia, ma proprio tanto piccola che il sole fa di tutto per farla evaporare.

A fine 2010, cinque nostri missionari, sono arrivati ad Haiti, a pochi mesi dal terribile terremoto che ha distrutto questo paese, proprio nelle ore in cui un violento uragano si stava abbattendo sull’isola e nel periodo in cui il colera era nel pieno della sua azione. Il focolaio principale era a Waf Jeremie-Port au Prince, dove stava per nascere la nostra missione. Waf Jeremie è un immondezzaio sul quale 150.000 poveri hanno costruito le loro baracche di cellophane, di pezzi di lamiera ricavati da containers arrugginiti e in disuso. Manca tutto: bagno, igiene, acqua, energia elettrica, nessuna infrastruttura. C’è solo un piccolo posto medico montato da suor Marcella. 

La voglia è quella di gridare «Dio dove sei? Perché? Nella gente c’è fame, disperazione, morte, e paura come conseguenza del Voodoo, il credere negli spiriti…».

Solo una scelta profonda di Dio ti aiuta a sopportare le difficoltà quotidiane. Affrontare insieme a loro la fame, la sete, non conoscere la lingua, niente privacy… si inizia da zero! L’impressione è di non farcela. Vengono le lacrime, entra la confusione mentale, viene una voglia pazza di scappare… La preghiera diventa l’unico sostegno, ed ecco che il grido si trasforma in supplica: «Vieni Signore Gesù, vieni a salvare noi e loro! Maranathà».

In questi giorni una giovane donna, presa dai dolori del parto stava cadendo in uno dei 5 grandi canali fognari che passano in mezzo alla baraccopoli. Sentendo gridare, i missionari sono accorsi, stavano avvolgendo il piccolo in sudici panni. Quel bimbo è nato più povero di Gesù Bambino anche lui nato in una grotta senza luce, bagno e acqua, solo con braccia amorose che lo accoglievano. Michel è stato accolto nel nostro Centro-asilo, insieme alla sua mamma, una goccia d’amore e speranza per 400 bambini, 150 adulti, per ora! 

In Brasile, i nostri ‘ex meninos de Rua’, ex bambini di strada ora adottati nelle famiglie della Missione Belem, sono diventati i nostri maestri: hanno fatto a gara per mettere qualche monetina nel loro salvadanaio e consegnare il prezioso tesoro nelle mani di p. Gianpietro e Cacilda che stavano partendo per quel luogo. Loro non gridano «Dio, dove sei?», loro dicono «Grazie Gesù, che ci hai salvati, ci hai dato una famiglia, ed ora, insieme, noi e tu, possiamo salvare gli altri».

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.