Fuori il nome!

Un nome: Padre

“Prendere su di sé il nome di Dio” significa mettersi in ascolto costante della sua Parola e praticarla, rendendola viva e presente nei nostri cuori.

pag13 shutterstock 105475007“Non nominerai il nome di Dio invano”.

Una traduzione letterale apparentemente semplice, ma che in realtà non rende pienamente idea del profondo significato che questa “parola d’amore” assume nella struttura delle Due Tavole e, tramite questa, nella vita di ogni uomo di buona volontà.

E, infatti, già il suo posizionamento al secondo posto del Decalogo la dice lunga sull’importanza da essa rivestita non solo nell’instaurazione di una relazione viva e vivificante con Dio, ma anche nella stessa possibilità di vivere in pienezza e libertà la relazione con le persone che ci circondano.

Il significato comunemente attribuito a questo Comandamento è spesso limitato ad un  generico “non bestemmiare” che tuttavia, pur non essendo di per sé errato, non ne esaurisce il ben più totalizzante senso: per rendersi conto di ciò, è infatti sufficiente richiamarne la corretta traduzione dall’ebraico che, relativamente al verbo originariamente utilizzato, può essere così: “non prenderai su di te invano il nome di Dio” o anche “non ti caricherai invano del nome di Dio”.

Questo Comandamento non suggerisce semplicemente un rispetto formale e “a parole” di tutto ciò che è pronuncia del Nome divino, ma richiede un comportamento attivo e concreto che, in coerenza con il vangelo, impedisca che la sua volontà rimanga lettera vana.

Prendere su di sé il nome di Dio significa dunque mettersi in ascolto costante della sua Parola e, così facendo, praticarla, rendendola viva e presente nei nostri cuori.

Ed è per questo che “non nominare Lui invano” è possibile soltanto per chi si mette seriamente in cammino sulle orme di Gesù, Figlio e Maestro vero, che ogni giorno bussa alla nostra porta per insegnarci a chiamarlo con l’appellativo che più gli si addice e che non è mai vano: “Padre”! Solo in questo modo, infatti, si può cogliere ed accogliere la brezza leggera che ogni giorno soffia nelle nostre vite e, così, imparare davvero a “dire Dio”, ossia a vivere con lui e per lui una relazione autentica che ci consenta di nominarlo, a parole e nei fatti, per ciò che realmente è: “Amore”!

E sarà in questo momento che la brezza leggera, appena percepita all’inizio del cammino, si trasformerà in quel vento impetuoso che, investendo nel cenacolo gli apostoli in preghiera, li ha resi veri testimoni del nome di Dio… nelle parole, nelle azioni e nella totale offerta di sé. E questo, lo sappiamo, non è di certo stato invano!

Stampa

Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.