Fuori il nome!

Come Francesco - Mai vanamente

La penitenza è strada a Dio, ma gli eccessi non gli rendono onore, manifestano un volto, un nome che non è il suo.

pag10-11 gambaL’uomo percuote il cavallo ma il carro non si muove, pesante nel fango. Davanti a sei frati incrociati sulla via, alla bestia frustate, al cielo bestemmie. Né pietà né timor di Dio. Poi il carico si avvia, la strada riprende. Francesco non ha aperto bocca, non ha mutato espressione. 

La sera, a Santa Maria degli Angeli, preghiera corale intensa intensa e cena fraterna povera povera: in casa non c’è quasi nulla e la comunione degli animi sazierà la nostra fame… succede, qualche volta. 

Battono: una donna, la madre di frate Jacopo, è passata a chiedere l’elemosina. Capita male, la poverina: niente per noi, niente per nessuno. Prima che la donna ringraziando se ne vada, Francesco: «Non abbiamo – dice – il libro dei Vangeli? Datelo a lei, che lo venda e si sfami». «è l’evangeliario più antico, Francesco - dice frate Rufino - come possiamo privarcene?». Francesco scoppia a piangere: «Tu hai bestemmiato, fratello! Date il libro a nostra madre. Poi andiamo: preghiamo e facciamo penitenza: che il nome del Vangelo non sia mai pronunciato nell’egoismo».

Più tardi, mentre il sonno è sceso con la notte, un grido: «Muoio, muoio». Ci alziamo lesti, ma Francesco ha preceduto tutti: è già accanto a frate Fabio che gridava per la fame. Poi recupera gli ultimi pezzi di pane, li pone davanti al frate troppo zelante nel digiuno e l’invita a mangiare; e, non volendolo umiliare, inizia lui, Francesco, a prendere il cibo per primo. 

«Viviamo sempre nella verità, fratelli - ci dice - non tendiamo a un ascetismo esteriore, perché la vita nello Spirito è migliore. Vi prego: attraverso un grande amore, siate meno austeri verso le elemosine che vi dà il Signore. La penitenza è strada a Dio, ma gli eccessi non gli rendono onore, lo manifestano anzi come crudele; così bestemmiamo il suo nome e nutriamo la nostra superbia».

Ciascuno allora prende un pezzo di pane: non è rottura del digiuno ormai, è comunione.

«Torniamo a dormire ora – conclude – perché Arezzo domani ci aspetta. Sono stato chiamato a pregare in quella città corrosa dall’odio e insanguinata dalla violenza: divisi in fazioni, gli abitanti pregano e celebrano in chiese separate, comunitariamente si feriscono, si scannano.

Fedeli allo stesso Dio, che tutti riconoscono Padre, lo umiliano odiandosi tra figli, lo insultano non con la bocca, ma con la vita». Tutti taciamo e ci ritiriamo.

Nel mio giaciglio capisco: non ci turbi solo il nome di Dio infangato a parole. Ben più grave può essere la bestemmia della vita!

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.