Uno, basta

Solo Dio basta

Dio vede la mia fatica e mi aiuta a viverla con serenità, la condivide con me, ne porta un po’ il peso; gioisce con me per le mie gioie; accetta le mie lacrime, la mia rabbia, la mia felicità.

pag13 16 shutterstock 111283010Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altro Dio al di fuori di me.

Mi metto a pensare a questo primo comandamento, ci prego un pochino su e mi chiedo cosa posso condividere. Forse la prima cosa che ha riempito il mio cuore nel ripetere queste parole: la consapevolezza che non desidero avere un altro dio oltre a lui, non desidero un dio diverso da quello che cammina al mio fianco.

Come posso mettermi a cercare altro se non mi manca nulla?

Mi torna alla mente un canone che spesso, nelle celebrazioni, viene proposto, e che sarò sincera ogni tanto mi si ferma in gola incapace di uscire: Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Chi ha Dio nulla gli manca (…). Solo Dio basta. Potrei lasciare parlare semplicemente queste parole; riassumono perfettamente cosa ha spinto Dio a chiederci, a chiedermi di non cercare nient’altro. 

In fondo, con le parole donate sul monte Sinai, Dio mi chiede di fidarmi di lui, di affidare a lui la mia vita. E, nello stesso tempo, mi consegna anche un secondo pacchetto dono, traboccante di libertà. Sì, perché insieme alla “legge” mi è donata la possibilità di scegliere o meno se accogliere il bene per me. È difficile e faticoso ammettere e soprattutto permettere che altri sappiano cosa è bene per me. Ma, volente o nolente, il Signore la sa lunga. Posso scappare, fare di testa mia, chiudergli la porta in faccia, ignorarlo. Ma lui non se ne va. Si fa piccolo, si mette in un angolino cercando di dare il meno fastidio possibile, e aspetta. Aspetta me, i miei tempi. 

Dio mi è padre, madre, amico, confidente e capita anche che mi faccia da parafulmine.

Vede la mia fatica e, invece di provare a cancellarla, mi aiuta a viverla con serenità, la condivide con me, ne porta un po’ il peso. Gioisce insieme a me per le meraviglie che lui stesso opera nella mia vita. Accetta le mie lacrime, la mia rabbia, la mia felicità. Spesso me Lo immagino pronto a incassare i miei colpi quando arrivo davanti a lui stanca, affaticata, piangente. Comincio, proprio come nei film, a tirargli dei pugni sul petto, magari chiedendogli “perché?”, e mi ritrovo tra le sue braccia forti, stretta in un abbraccio, tranquillizzata e serena.

E in più, ciliegina sulla torta, non mi è chiesto nulla in cambio.

Ma dove lo trovo un “altro” così? Cosa posso desiderare di più?

Posso solo davvero accogliere il suo desiderio di essergli fedele, di non andare a cercare altrove il mio bene perché lui è il mio bene.

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.