Uno, basta

Come Francesco - Deus meus et omnia

"Deus mens et omnia": esclamazione rivolta a Dio attribuita a san Francesco, si può tradurre in modo più letterale con "Mio Dio e ogni cosa" oppure con "Mio Dio e mio tutto".

pag10-11 DEUS MEUS ET OMNIA 2012Chiusi gli occhi, serio il volto… Chi osserva mi veda concentrato: tutto teso a te, Altissimo, solo bene, tutto il bene, che solo sei buono. Che nessuno possa dire: “Pure fratello Francesco nella preghiera si distrae”. O Signore… è bastata un’ombra di consapevolezza circa tale pensiero per constatare quanto sono lontano da te, mio Dio, mio tutto. E già risuona dentro il tuo “non sfiguratevi il volto, come gli ipocriti…” Sì. Ipocrita sono e falsa la mia invocazione: sei davvero il mio tutto?

Un povero niente io sono e sempre è così…

Quando l’acqua scorre sul lebbroso che accudisco e attutisce l’odore immondo delle sue piaghe, non lava via – io lo so, tu lo sai, Medico divino – l’immondo orgoglio dal cuore malato che si innalza per quel gesto, che solo l’egoismo vede eroico. Mio Dio, non ancora mio tutto: donami d’impegnarmi lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti. Riecheggi in me la tua domanda: “chi tra quelli è stato il suo prossimo?”!

Quando predico il tuo Vangelo, la notizia di gioia che ci ha tratti dall’abisso, è il mio annunciare la tua voce, il tuo pensiero? Perché – io lo so, tu lo sai, eterna Parola – che il mio dirti non è mai del tutto libero dalle mie intenzioni, dai miei giudizi. Mio Dio, non ancora mio tutto: fa’ che io viva quel “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”!

Quando dirigo i frati come ministro e custode della fraternità, il mio comandare, il decidere, l’esortare – io lo so, tu lo sai, Servo del Signore – non sempre è segno del tuo servire. Sguardo deferente, invidia d’intuizione, onore del fondatore… Tutto nutre il mio io, costantemente assetato di fama. Quanto lontano il mio essere capo, mio Dio, non ancora mio tutto, dal tuo accogliere i piccoli, gli ultimi: “chi vuol essere il primo tra voi sia servo di tutti”!

Ma certo tu conosci la mia pochezza e non la disprezzi, tu che non spegni il lucignolo fumigante né spezzi la canna incrinata

Tu che, pastore fedele, cerchi chi si è smarrito e abbracci il figlio errante nel peccato quale padre buono. Ecco ci chiedi di non temere la nostra finitezza e di far crescere il nostro conoscere, il decidere e l’agire, che in te prendono forma e valore. Solo in te il bene che viviamo così imperfetto, in crescita, sempre in costruzione, anche solo quello a cui aspiriamo, si riveste di forza e calore. Ci credo: sei il mio Dio. Mi fido: sarai il mio tutto.

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.