Uno, basta

Felicità: istruzioni per l’uso

Se mi fido di Dio, se lo conosco, per quanto possibile, profondamente, non posso che accogliere le sue indicazioni e seguire i suoi consigli.

pag08-09 20 shutterstock 102667118Come posso fare per essere felice? Questa domanda ci accompagna lungo tutta la vita e tutte le scelte che facciamo, in fondo, ci orientano verso questa domanda. Ma, lo sappiamo bene, non è facile capire cosa ci rende felici. Ci sono elementi indispensabili, minimi, che accomunano tutti gli uomini nella ricerca della felicità: il cibo, un’abitazione, un lavoro dignitoso, degli affetti… Sperimentiamo, però, che il nostro cuore è più grande di ogni legittima soddisfazione.

Dio ha a cuore la nostra felicità e, nel pieno rispetto della nostra libertà, ci propone un percorso. Nella Scrittura i “comandamenti” - meglio chiamarli, come fanno i nostri fratelli maggiori ebrei, “le parole” - sono indicazioni che Dio dona all’uomo per essere felice.

Dio che ci ha creati, che sa come funzioniamo, rivela all’uomo in che modo realizzarsi.

Ma spesso succede che l’uomo, come un capriccioso adolescente, interpreti ogni indicazione come un obbligo, come una insopportabile ingerenza divina, come se Dio fosse geloso (!) della nostra libertà.

Fidarmi di Dio, cogliere la sua natura profonda, per quanto possibile a me - uomo! - mi porta ad accogliere le sue indicazioni, a seguire i suoi consigli.

Le dieci “parole”, nella corretta prospettiva biblica, sono un cartello indicatore verso la felicità, non un codice di comportamento che ci preserva dalla sanzione!

Dio ci ha creati e ci fornisce il libretto di istruzioni.

Se noi, però, urtati da questo atteggiamento, pensassimo: “Ma guarda un po’ questo commerciante! Non solo ha voluto i miei soldi per la sua lavatrice, ma pretende anche che io legga le istruzioni!” e riempissimo la lavatrice di piatti e bicchieri, probabilmente combineremmo un pasticcio!

Non è esattamente quello che succede all’umanità adolescente che si rifiuta di ascoltare le indicazioni di Dio? Osservare i comandamenti significa seguire le istruzioni che Dio ci offre per diventare pienamente felici!

Il Decalogo, le “parole” che Dio dà al popolo, riassume una serie di indicazioni che esplicitano l’Alleanza fra Jahwé e Israele. 

Il Decalogo fa parte di un patto: Dio chiede al popolo di Israele di fare amicizia con lui e di testimoniarlo agli altri popoli e il popolo, da parte sua, sceglie di osservare le norme che il Signore dà.

Ma tutto questo avviene in un contesto storico molto particolare: il Dio che propone l’Alleanza è lo stesso che ha visto la sofferenza del popolo schiavo in Egitto, che ha udito il grido dell’oppresso, che ha mandato Mosè a intervenire per condurlo fuori dalla schiavitù.

Colui che propone il patto è il Dio che libera, che conduce a libertà, non un sommo ragioniere che detta le sue condizioni!

In questo contesto di passione e di fedeltà si consuma l’Alleanza.

Dio affida le dieci parole a Israele dopo averlo liberato, perché cresca nella libertà appena ricevuta.

In questa prospettiva, possiamo capire e commentare quanto stiamo per leggere.

Colui che propone il percorso verso la pienezza della felicità si presenta: è il Signore Dio “tuo” che è intervenuto liberando il popolo. Dio non chiede una fiducia a prescindere, un’obbedienza cieca, l’offerta al Moloch di turno.

Dio è intervenuto, ha agito, ha smosso la situazione, ha aiutato il popolo ad uscire dalla condizione di schiavitù. L’adesione a Dio è conseguenza alla scoperta della sua meravigliosa azione nei nostri confronti.

Tutta la nostra vita è una caccia al tesoro. Appiattire la vita al susseguirsi dei giorni, rassegnarsi, non cercare è il più grave degli errori che possiamo commettere. Siamo chiamati all’Assoluto ma questa chiamata rischia di essere soffocata dalle mille preoccupazioni che attanagliano la nostra vita o distratta dalle mille sirene che ci propongono facili soluzioni.

A questo Dio che chiede di essere riconosciuto e adorato l’uomo risponde con la fede (mi fido di lui, ho fiducia in lui), nella speranza di poterlo incontrare in pienezza, amandolo con intensità e intelligenza.

Ma possiamo, drammaticamente, esercitare negativamente la nostra libertà.

Il Dio svelato progressivamente fino alla pienezza in Gesù, invece, è un padre tenerissimo che conosce e ama le sue creature, che si occupa di loro nella libertà. Milioni di uomini e donne, lungo la storia, hanno sperimentato la bellezza di questo Dio e lo seguono al meglio delle proprie possibilità!

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.