Uno, basta

Gelosia di Dio. Dignità dell’uomo

La gelosia di Dio rivela l’amore di Dio per la sua creatura, fatta a sua immagine e somiglianza perché viva all’altezza della propria dignità filiale.

pag07 15 shutterstock 4075612 copiaLe affermazioni della sacra Scrittura sulla gelosia di Dio possono in un primo momento lasciarci sgomenti: come è possibile che Dio provi sentimenti così umani, come la gelosia? Nell’esperienza delle relazioni umane, peraltro, la gelosia sembra a volte un affetto piuttosto disordinato e devastante che può generare violenza o rendere i rapporti soffocanti e determinati dal sospetto. Certamente c’è una gelosia malata che è frutto di insicurezza e che può degenerare in atti molto gravi.

Riferita a Dio che cosa può voler dire? Il contesto biblico di tali affermazioni è in riferimento alla unicità di Dio e alla contrapposizione con il mondo della schiavitù e della idolatria. Inoltre, è inevitabile sentire nella gelosia un certo riferimento alla metafora sponsale che sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento descrive in modo suggestivo il rapporto tra Dio e il suo popolo, tra Cristo e la Chiesa.

Biblicamente la gelosia di Dio custodisce l’unicità del Signore nei confronti di coloro che Dio stesso ha scelto perché gli appartengano in modo singolare, così da essere segno e testimonianza davanti a tutti i popoli della Signoria dei Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe su tutto il reale (cf. Es 20,2-17; Dt 5,6-21). In questa prospettiva la gelosia di Dio non è un antropomorfismo, una proiezione in Dio di un sentimento “troppo umano”; piuttosto, custodendo l’unicità di Dio afferma al contempo anche la libertà dell’uomo. Infatti, l’affermazione di Dio come l’unico è esperienza di liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e dai condizionamenti che l’idolatria impone ai sudditi, frammentando il cuore dell’uomo.

L’unicità del Dio geloso rivela l’inconsistenza della idolatria. Come afferma il salmo: “I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Le loro mani non palpano, loro piedi non camminano; dalla loro gola non escono suoni! Diventi come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida!” (Sal 115,4-8). In questo senso, la gelosia di Dio sta a salvaguardia dell’uomo: se si attacca agli idoli torna ad essere schiavo. Qui si esprime l’amore per l’uomo perché non perda se stesso dietro la vanità di ciò che non esiste, diventando a propria volta vanità.

Dietro la gelosia di Dio c’è l’amore di Dio per la sua creatura, fatta a sua immagine e somiglianza perché viva all’altezza della propria dignità filiale. Anche il nostro tempo conosce idoli, dietro i quali rischiamo di perdere noi stessi. La ripresa del tema della gelosia di Dio anche oggi è richiamo potente all’amore di Dio che ci chiama alla libertà dei figli di Dio.

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba; immagini stock da Shutterstock.